Il Fantasy e l’Epica

di Filippo Ascolani

Il “Signore degli Anelli” è, assieme al suo prequel “Lo Hobbit”, il libro più letto del ventesimo secolo, dopo la Bibbia; esso narra come, dopo una serie di avventure mirabolanti, l’ Unico Anello, che conferisce poteri straordinari al possessore, venga distrutto, portando a una nuova Età dell’ oro per l’ uomo e gli altri popoli della Terra di Mezzo.
Tolkien è probabilmente lo scrittore più rappresentativo del Fantasy, ossia del genere letterario nato nella seconda metà dell’ Ottocento, i cui elementi dominanti sono il mito e il soprannaturale, e dove gli avvenimenti fantastici non sono spiegati in maniera scientifica. Questo genere, che non gode di una grande stima e i cui libri sono considerati letture per bambini o, al massimo, ragazzi, ha un antenato illustre: la poesia epica, la forma di scrittura più antica, che ha le sue opere più conosciute nell’ Iliade e l’ Odissea.
Innanzitutto, per comprendere in che modo testi così lontani nel tempo possano avere elementi in comune,bisogna chiarire che cosa propriamente si intenda con fantasy: forse un accozzaglia di eventi soprannaturali conditi con mostri e battaglie o piuttosto il prodotto di un minuzioso lavoro di ricerca, che trasferisce la società e i suoi comportamenti in un altro mondo, attentamente delineato nei suoi tratti fisici e storici?.
Ed è proprio questo trasferimento che rende il genere tanto pieno di significato, oltre alle varie invenzioni fantastiche; infatti, estrapolare l’ uomo dalla sua realtà quotidiana e porlo in una terra completamente diversa, rende più semplice notare quelle sue caratteristiche tipiche che l’ autore vuole mettere in risalto. Vengono certamente inseriti elementi sovrannaturali e creature fantastiche, ma non per questo si sminuisce il valore dell’ opera, anzi dimostra la bravura dell’ autore, capace di amalgamare il messaggio con la narrazione.
L’ epica, infatti, fu anche poesia d’ intrattenimento, ma soprattutto obbediva a un compito fondamentale all’ interno della civiltà greca arcaica, quello di conservare e trasmettere le forme più complesse della cultura, funzionando così come una sorta di “enciclopedia tribale”; l’ Iliade, ad esempio, è permeata da alcuni temi fondamentali per i Greci: il forte individualismo, la concezione agonale e competitiva dell’ esistenza, e la necessità di affrontare con dignità il destino. I personaggi fungono da “modelli viventi”, da figure esemplari, che offrono comportamenti da emulare.
Pertanto, così come i poemi omerici mettono in risalto le consuetudini e le tradizioni dell’ antica Grecia, allo stesso modo “Il signore degli anelli” si fa interprete di in certo periodo storico e di una particolare ideologia. Tolkien infatti partecipò attivamente alla Prima Guerra Mondiale e visse anche la Seconda; questo lo segnò profondamente e non mancano riferimenti, anche se mai espliciti, alla Storia che lui vide con i propri occhi: Tom Shippey (come emerge da un’ analisi di Strattford e Caldecott, autore di “Il fuoco segreto”) lo paragona a scrittori come Orwell e Golding, le cui opere erano profondamente influenzate dalle grandi guerre del ventesimo secolo; il libro di Tolkien celebra un mondo e una tradizione (rappresentato con l’ addio da parte degli elfi della Terra di Mezzo) che sembrano dissolversi in una grande guerra, che viene sì combattuta per una giusta causa, ma espone la Terra al pericolo più grande: non che il mondo libero sia sconfitto, ma che tutti risultino corrotti e abbruttiti dal conflitto stesso, in particolare dai mezzi utilizzati per conseguire la vittoria. Un dato importante è certamente dato dal fatto che gli alleati contro Sauron resistettero alla tentazione di utilizzare l’ Anello contro il suo creatore e che quindi la Guerra fu il preludio a una civiltà d’ amore e di giustizia; Tolkien negò sempre che Mordor fosse una rappresentazione simbolica della Germania nazista o della Russia sovietica, ma era consapevole della sua “applicabilità” ai campi di concentramento e ai gulag, al fascismo e al comunismo.
Inoltre, come l’ Iliade celebra l’ aretè, il valore, come virtù fondamentale, così “Il signore degli anelli” esprime un’ etica prevalentemente cattolica: per i cristiani il vero eroe non è colui che ha successo imponendo la propria volontà con la forza, l’ eroe cristiano si lascia crocifiggere, umiliare, rifiuta il rispetto e la gloria terreni per qualcosa di più grande. Nel caso di Frodo, egli fa quello che sa di dover fare e riesce, pur essendo un essere minuscolo in un mondo pieno di cavalieri e mostri, a resistere al desiderio di potere, rappresentato allegoricamente con l’ Anello, che aveva preso uomini ben più possenti di lui; allo stesso modo Aragorn è un vero re non solo grazie al suo lignaggio e ai simboli regali che porta, ma perchè si allontana dalla “corte” per aiutare gli Hobbit, perchè per anni si mette al servizio degli altri come Ramingo e perchè è fedele ad Arwen.
Tolkien, quindi, per rappresentare tutto ciò, invece di utilizzare la forma specialistica del trattato, utilizza un genere coinvolgente , capace di suscitare grandi emozioni, come anche la poesia epica faceva;come tanti libri il “Signore degli Anelli” presenta diversi livelli di lettura e di comprensione e sta al lettore non accontentarsi del piacere di una semplice lettura, ma raggiungere quei contenuti che affiorano alla superficie.

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