Four More Years

di Agnese Saraco

“Four more years” recitava la didascalia della foto postata su Twitter da Barack
Obama il giorno della sua rielezione. Nonostante le paure, le incertezze e i dubbi che a un certo punto gli hanno addirittura fatto temere di dover fare letteralmente le valigie dalla Casa Bianca, Barack ha avuto l’appoggio della maggior parte dei Grandi Elettori. Trecentotrentadue su cinquecentotrentotto. Non è tantissimo ma basta. Basta soprattutto perché il rieletto presidente ha vinto su stati tipicamente repubblicani, sui quali infatti l’avversario Mitt Romney aveva puntato come Ohio, Colorado, Virginia e Wisconsin, che sono anche gli stati che sono stati più colpiti dalla crisi.
Ma cosa significheranno veramente altri quattro anni di amministrazione Obama? Significheranno tasse abbassate ma non per i più ricchi, fondi agli Stati per programmi innovativi per migliorare la qualità degli insegnanti e degli alunni (da questo gesto, permettetemi un po’ di populismo, lo stato italiano avrebbe molto da imparare), regolarizzazione a livello statale dei matrimoni tra omosessuali, ritiro completo delle truppe dall’Afghanistan entro il 2014, il blocco della deportazione dei giovani immigrati senza permesso sotto i 30 anni che hanno un diploma o che hanno fatto il servizio militare e, last but not least, puntare sulle fonti di energia verdi per creare posti di lavoro. Tutte cose bellissime e giustissime senza dubbio ma…riuscirà il presidente a portarle a termine? Certo, ora non ha più il problema rielezione che lo perseguita, ma rimane il Congresso spaccato in due: già esso non gli aveva permesso di portare a termine una riforma della sanità che garantisse sanità gratuita a tutti (è vero la riforma l’ha fatta, ma non tutti i cittadini ancora ne beneficiano), ma dal discorso di subito post elezione di Chicago ha proposto alla destra di collaborare, per uscire dalla crisi come “un’unica, grande famiglia”; inoltre, subito prima di tornare a Washington, Obama ha contattato i leader democratici e repubblicani del congresso per discutere dei progetti da portare a termine per il resto dell’anno e per assicurare loro che si impegnerà per trovare soluzioni che accontentino tutti sui temi caldi della diminuzione delle tasse. Basterà?
Staremo a vedere.
Per quanto riguarda l’Europa, i leader dei paesi del vecchio continente sembrano contenti della vittoria di Obama (persino la Merkel ha ammesso che l’avrebbe votato); Van Rompuy e Barroso hanno affermato che con la vittoria di Obama continuerà la stretta collaborazione Europa – Stati Uniti e che solo con l’aiuto di quest’ultimi, capitanati dal rieletto presidente, potremmo affrontare le sfide globali, come la crisi economica attuale. Le borse europee e statunitensi invece non hanno reagito bene come i nostri leader: Wall Street apre in negativo, così come le altre borse europee e Piazza Affari (la peggiore) e l’agenzia di rating Fitch afferma che gli Stati Uniti potrebbero essere declassati dalla loro tripla A. Le borse asiatiche invece non ricevono grandi scossoni a seguito della vittoria di Obama e aprono in positivo. Alla fine di tutto questo mega discorso, che dire? Speriamo che questa volta Obama riesca a cambiare le cose veramente. Le aveva già cambiate riuscendo a diventare il primo presidente afroamericano nella storia statunitense, è vero, ma deve continuare a darsi da fare per interrompere definitivamente le guerre e per garantire la sanità pubblica ai cittadini americani.
Io, comunque, grazie alla sua vittoria ho già perso dieci euro di scommessa.

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