MAFIA A GENOVA, IL CENTRO STORICO RIALZA LA TESTA – LA BOTTEGA IN SCIÄ STRADDA

di Marianna Bonifacio

30 aprile 1982, ore 9.20. Pio la Torre, segretario regionale siciliano del Partito Comunista, si sta recando al lavoro. L’auto è bloccata in via Turba da una motocicletta di grossa cilindrata; due raffiche di proiettili uccidono La Torre ed il collega Rosario di Salvo. 3 settembre 1982, ore 21.15. Il generale e prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa sta portando la moglie Emanuela Setti a cena in un ristorante. In via Carini, due killer aprono il fuoco contro il parabrezza della loro auto, crivellandoli di pallottole. Nel giro di venti giorni, sull’onda dell’indignazione popolare, viene approvata la legge Rognoni – La Torre, che introduce il reato di associazione mafiosa e dispone la confisca dei beni per i membri di tale associazione. Tredici anni dopo Don Luigi Ciotti fonda l’associazione Libera che, in un anno, raccoglie un milione di firme, ottenendo che i beni confiscati alla mafia siano destinati all’impiego sociale.
Nel 1983 il genovese Don Andrea Gallo fonda la Comunità di San Benedetto al Porto, la quale “accoglie tutti coloro che si trovano in situazione di disagio, con particolare attenzione al mondo della tossicodipendenza da sostanze illegali, da alcool e del disagio psichico”. Pochi anni dopo, a partire dall’esperienza della comunità, nasce la cooperativa sociale Il Pane e le Rose.
Nel settembre del 2004 la Corte d’Assise di Caltanissetta, ai sensi della legge Rognoni – La Torre, emana un’ordinanza di sequestro per alcuni locali situati nel malfamato quartiere della Maddalena, nel centro storico genovese, appartenenti a Concetta Caccia, moglie di Rosario Caccia, esponente di spicco del clan mafioso siciliano dei Madonia. Il sequestro, messo in atto con successo dalla Direzione Investigativa Antimafia, comprende un appartamento e tre botteghe in Vico delle Mele.
Nel 2007 il Sindaco, il Prefetto ed il Presidente della Camera di Commercio di Genova, insieme a numerose associazioni, sottoscrivono il Patto per lo Sviluppo della Maddalena, che si propone di trovare una soluzione ai gravi problemi presenti nel quartiere, centro estremamente degradato di un’organizzatissima rete di sfruttamento della prostituzione. Nell’ambito di tale accordo, si concretizza nel 2010 il progetto “Libera la Maddalena”, al quale partecipa l’associazione Libera, che prevede, oltre alla promozione dei prodotti Libera Terra, numerose attività di sensibilizzazione ed educazione alla legalità. Un anno dopo, con il favore della comunità di Don Gallo, viene inaugurata GhettUp, la Casa di Quartiere situata nel cosiddetto “ghetto”, che gestisce una scuola di alfabetizzazione per stranieri, uno sportello di assistenza legale ed un laboratorio multimediale che si prefigge di realizzare una web TV di quartiere. Sono inoltre gestite attività di mediazione fra la comunità transessuale, da tempo presente nel quartiere, con le comunità di migranti insediatesi da poco.
Daniela de Martini, originaria di Genova, ai confini dei cinquanta, statura minuta, occhi verdi e capelli rossi, ha quindici anni da manager alle spalle, un’ottima carriera, solide prospettive di futuro. Nel 2011, tuttavia, lascia il lavoro, si presenta alla canonica di Don Gallo e, dopo sei mesi di preparazione, diventa volontaria presso la Comunità di San Benedetto al Porto; presta soccorso alle donne maltrattate, distribuisce vestiario ai bisognosi. Alle soglie del 2012 si imbarca in un ambizioso progetto: la cooperativa Il Pane e le Rose, di cui è entrata a far parte, partecipa al bando indetto dal Comune per la riabilitazione delle botteghe in Vico delle Mele confiscate a Rosario Caccia; il 26 gennaio, con l’aiuto di un apposito “incubatore di imprese” istituito dal comune per venire in aiuto al centro storico e di Banca Etica (che fa credito a numerose associazioni ed ONG, fra cui Amnesty International), alla presenza del sindaco, di Don Gallo e di Don Ciotti viene inaugurata la bottega In Sciä Stradda (“Sulla Strada”, in dialetto genovese), che vende prodotti di Libera Terra, Altromercato, Fairtrade, oltre a manufatti provenienti da cooperative di detenuti. “La gente dovrà venire alla Maddalena non solo per comprare i nostri prodotti, i vini pugliesi o siciliani o i ceci o la pasta delle cooperative o le caramelle allo zenzero di Santo Domingo; non solo per quello che rappresenta idealmente un bene confiscato, ma per ritrovare il piacere di girare per questi vicoli. Vede, il negozio non è grande, ma noi ne alzeremo il valore facendo commercio e cultura insieme. Prodotti di rigatteria, riviste e libri, anche. E stringendo rapporti con gli esercizi intorno. In questo penso di essere brava”, afferma la De Martini in un’intervista rilasciata a Nando Dalla Chiesa (figlio del generale ucciso nel 1982). È il primo dei Cento passi nel sestiere della Maddalena, come è stato battezzato l’evento. Genova ha rialzato la testa.Immagine

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