Acqua fonte di vita non di denaro.

di VD

La privatizzazione mette a rischio il più importante dei beni comuni
Il 19 novembre 2009 la Camera ha approvato il decreto legge Ronchi che contiene anche la norma per la privatizzazione della gestione dell’acqua. L’articolo 15 del decreto prevede che, dopo il 31 dicembre 2011, la gestione dei servizi idrici debba essere affidata a un privato, scelto attraverso una gara pubblica, oppure a una società mista, comprendente una parte pubblica e una privata, sempre scelta con gara. Eccezionalmente la gestione può essere affidata a una società privata o pubblica senza gara d’appalto, ma in tal caso la società deve essere strettamente controllata dall’ente locale, il quale deve motivare le ragioni della scelta e ottenere l’approvazione dell’Antitrust.
Anche in Italia, dunque, si sono poste le basi per la privatizzazione dell’acqua, come già in altri paesi del mondo. Immediate le reazioni e le proteste al decreto, nel fondato timore che un bene indispensabile alla vita diventi oggetto di speculazione, come è accaduto in alcune zone in cui la privatizzazione è già avvenuta. In alcuni paesi del Sud del mondo, infatti, compagnie private gestiscono i servizi idrici pubblici imponendo tariffe alte a consumatori che non possono pagarle. Inoltre la privatizzazione ha aperto veri e propri mercati dell’acqua, dove le imprese private possono comprare e vendere i diritti sulle acque sotterranee e superficiali e privare di questa risorsa le comunità indigene e gli agricoltori locali. L’acqua è diventata così fonte di altissimo profitto: non c’è limite infatti alla quantità di denaro che si può guadagnare gestendo gli acquedotti e le sorgenti naturali. Tuttavia, negli ultimi anni, alcuni Stati hanno inserito nella propria costituzione un articolo che definisce l’acqua come diritto umano fondamentale. L’Ecuador, per esempio, ha riconosciuto addirittura un diritto all’acqua , cioè il diritto a non essere sfruttata eccessivamente. L’Uruguay è stato il primo paese al mondo a stabilire che le sue risorse idriche sono un diritto inalienabile, ma anche un patrimonio pubblico che deve essere gestito dagli organi statali.
Un mondo dove l’acqua è garantita a tutti si costruisce su alcuni principi fondamentali: la conservazione delle fonti; il concetto di acqua come diritto umano, patrimonio comune e responsabilità pubblica; la consapevolezza che l’acqua è un elemento della natura, non merce dalla quale trarre profitto economico o privilegio di chi può pagarsela. E’ un bene che appartiene a tutti gli esseri viventi e deve essere tutelato a ogni livello da autorità governative.
La politica della globalizzazione economica nei confronti dell’acqua non è sostenibile.

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