Cambiare per non morire

di Daniele Bringhenti

 Il calcio italiano e internazionale ha conosciuto calciatori che, fedeli alla propria squadra di formazione o del cuore, ne hanno rivestito la maglia fino al termine della loro carriera: in Italia ogni romanista difende Francesco Totti a spada tratta, ogni juventino trema al pensiero di non vedere più Alessandro Del Piero in maglia bianconera il prossimo anno e ogni milanista rivorrebbe vedere di nuovo Paolo Maldini nell’organigramma della società. I capitani sono sempre stati l’idolo dei propri sostenitori ed esempio per tutti i giovani aspiranti calciatori. Tuttavia oggi la situazione è completamente diversa. Il termine “mercenario” è stato introdotto in ambito sportivo per indicare un professionista che cambia squadra varie volte durante la propria carriera per vedere il proprio conto bancario lievitare a livelli incalcolabili: emblema internazionale è Zlatan Ibrahimovic, che dopo Malmoe ed Ajax ha indossato le maglie di Juventus, Inter, Barcellona e Milan, ma ogni giocatore ormai non rimane nello stesso club più di cinque anni, e talvolta accade che possa cambiare squadra anche dopo quasi un decennio di permanenza nella stessa, come quanto accaduto per Andrea Pirlo, di recente accasatosi alla Juventus di Antonio Conte.
Che cosa, dunque, non permette più ai tifosi di avere delle bandiere come punti costanti di riferimento nel proprio tifo, ma li obbliga a dover sostenere ogni anno giocatori diversi, che spesso erano stati da loro aspramente odiati? I soldi possono contare fino ad un certo punto; senza dubbio, di fronte ad un contratto annuale a meno di 3 milioni e ad un contratto triennale che offre 4 milioni l’anno, la scelta pare ovvia. Però nella maggior parte dei casi il fattore determinate che porta un acclamato campione a vestire una maglia diversa è la mancanza di motivazioni; chiunque si trovi ad aver vinto ogni trofeo con il Manchester United ed avere la possibilità di vestire la maglia del Real Madrid non rinuncia alla possibilità offertagli. Allo stesso modo, un giovane tesserato in una società di caratura internazionale preferisce giocare in una squadra di minor importanza, ma dove la pressione sia minore ed egli possa essere considerato parte integrante dello spogliatoio. È evidente che ognuno può identificare determinati calciatori in queste varie situazioni, poiché ogni anno a luglio, agosto e gennaio si è costretti a dover riaggiornare la propria conoscenza sull’appartenenza di un calciatore ad un club.
Quindi, cambiare per non morire è essenziale per ogni singolo individuo, e nessuna accusa può essergli rivolta. Tuttavia in alcuni casi l’amore provato per qualcuno può trasformarsi istantaneamente in odio, a dispetto di quanto già stata corretta professionalmente la sua decisione. Il passaggio diretto ed indiretto ad una società rivale comporta conseguenza irreparabili: lo hanno provato in prima persona Figo, che dopo essersi trasferito  dal Barcellona al Real Madrid rischiò di essere colpito dalla testa di un maiale e nella finale di EURO 2004 si vide in viso una bandiera blaugrana lanciatagli da un invasore, e un tale Leonardo, che per perseguire un sogno si è seduto sulla panchina della parte nerazzurra del Naviglio dopo aver ricoperto vari ruoli nella parte rossonera. Ferisce spesso i cuori dei tifosi, inoltre, un’esultanza di un calciatore per un gol siglato contro la propria ex-squadra: è il caso di Marco Borriello, che a dicembre del 2010 segnò fortuitamente al Milan ed esultò nello stadio che lo aveva acclamato. E se tornasse nuovamente a giocare in quello stadio, con la stessa maglia con cui era inneggiato , quale sarebbe la reazione dei tifosi milanisti? E, in secondo luogo, come potrebbe egli stesso ricomporre un rapporto ormai disgregatosi? In attesa di un’eventuale risposta, in un prossimo o lontano futuro, a queste risposte, si può infine riflettere su un ultimo motivo che spinge al cambiamento per non morire, una lite; se Tevez litiga con Mancini e viene messo fuori rosa, nel caso in cui si trasferisse in un club inglese rivale i tifosi del City dovrebbero odiare il calciatore o l’allenatore? In tali frangenti solitamente i tifosi supportano la posizione del mister, come i tifosi blaugrana in occasione della rottura del rapporto fra Guardiola ed Ibrahimovic. Occorrerebbe tuttavia chiedersi se non siano state le scelte di un determinato allenatore a causare l’inizio di una fatale discussione. In ugual modo talvolta le società si ritrovano costrette a vendere un beniamino della folla per evitare la bancarotta o ricostruire la squadra alle fondamenta dopo una retrocessione nella serie cadetta.
Questa tematica, di conseguenza, pone spesso gli amanti del calcio di fronte ad una difficile scelta: considerare coloro che cambiano regolarmente squadra dei mercenari o sostenere che sia lecito cambiare per non morire? Senza dubbio ognuno avrà già risposto nel corso degli anni a questa domanda con entrambe le risposte possibili, a seconda delle circostanze. In generale però è opportuno sottolineare che il calcio è diventato un lavoro, a differenza di un ormai remoto passato in cui gli operai si ritrovavano alla sera per allenarsi in preparazione della partita domenicale, in un giorno di riposo dall’abitudinale lavoro. Pertanto, così come al giorno d’oggi si è soliti per vari motivi cambiare luogo di lavoro, allo stesso modo i moderni professionisti lavorano in diverse città del mondo per gli stessi motivi. Sembra strano questo paragone, considerata la diversità fra le entrate di queste tipologie di lavoro; però i calciatori, anche se guadagnano milioni di euro al’anno anziché poche migliaia, come ogni altro operaio sono esseri umani e hanno il diritto di compiere le proprie scelte lavorative. Nei limiti della propria coscienza.

Lascia un commento

Archiviato in Sport

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...