Una Barça inarrestabile?

di Daniele Bringhenti

Un transatlantico senza eguali, in grado di solcare i tratti di oceano più rischiosi e di affrontare terrificanti tempeste, deve presentare ai propri passeggeri un’immagine di sé limpida, priva di qualsiasi imperfezione; benché risulti impossibile che una nave non subisca danni nel coro delle sue avventure, un danno deve essere occultato al sapere dei più e abilmente riparato dai marinai.

 

Il Barcellona presenta di sé un’immagine non completamente differente dalla barca illustrata: giungervi è considerato il sogno professionale di qualsiasi calciatore, vederne una partita crea uno stato di estasi permanente che induce ad esternazioni di lodi senza termine per un allenatore che, alla sua prima esperienza, è stato in grado di consacrarsi in soli tre anni come allenatore più vincente, più dello stesso Cruyff, nella storia blaugrana. Tutto perfetto. Però qualcosa appare fuori dall’esatta posizione dove dovrebbe essere collocato. Qualche piccola frattura della barca è visibile anche ai più.

 

Dati alla mano, risulta che i club della Liga spagnola, campionato dove, per la cronaca, ogni anno solo Barcellona e Real Madrid si contendono la vittoria, sono sprofondati in guai finanziari, sommersi da un totale di 4 miliardi di debiti, dei quali un solo miliardo è il debito complessivo dei due top club. Tuttavia, nonostante ciò, Rosell è riuscito ad aggregare al suo formidabile team due calciatori di livello assoluto, il Sanchez che aveva estasiato i tifosi friulani ad Udine e Fabregas. Fabregas, che non aveva esitato a lasciare nel 2003 una squadra che ancora era caratteristicamente lontana dall’odierna né ad ammiccare negli anni successivi al Real Madrid, quest’estate infatti è stato tesserato dal Barcellona per 29 milioni con 5 di bonus. Come Wenger e lo stesso giocatore spagnolo hanno dichiarato, all’Arsenal erano pervenute altre offerte, una era decisamente superiore ma l’aereo che sarebbe partito sabato 13 agosto per il blitz decisivo è rimasto fermo per varie cause: la principale di esse è stata la decisione dell’alta società di questo club di non puntare su un calciatore che aveva dichiarato amore eterno al Barcellona, un amore che tuttavia pare essere un amore obbligato. Infatti Piquè, Valdes e compagni hanno messo in atto una vera operazione di mercato fondata sul persuadere l’obiettivo del loro interessamento, non economico, un cui rifiuto avrebbe indicato tradimento ad amici così fedeli. E Fabregas è andato, non certo scontento. Così Come Sanchez, che aveva da subito messo in chiaro che se si fosse trasferito, sarebbe andato soltanto in Catalogna. Persuasione mediatica, introiti dei diritti tv e prestiti dalla fedele banca Santander sono dunque le armi con cui i marinai della barca hanno riparato i danni, rendendo invisibili. Ancora per una volta. Finché le banche non richiederanno il pagamento degli interessi.

 

In termini sportivi, invece, il Barcellona si trova in una posizione cui non è possibile rivolgere illazioni; come un telecronista RAI ha detto durante la partita di Champions League Barcellona-Milan dello scorso 16 settembre, i blaugrana si riposano quando mantengono il possesso palla. Segnare diventa un’impresa impossibile, o possibile appena la squadra dei record mostra un’altra delle sue debolezze, la difesa. Se Piquè e assente e Puyol non è in forma partita, Guardiola è costretto a posizionare in retroguardia Mascherano e due Busquets, due centrocampisti, poiché la società è intervenuta negli ultimi anni solo nel rafforzamento di reparti offensivi o nel folle investimento di 25 milioni per Čyhryns’ky. Diventa così meno complicato per Agirretxe e Griezmann del Real Sociedad e di gran lunga più semplice per Pato del Milan segnare agli invincibili eroi spagnoli.

 

Tuttavia, quando gli evidenti errori difensivi si manifestano, essi sono prontamente offuscati dalle magie di Messi, che, a differenza di quando indossa la camiseta dell’Argentina, in blaugrana riesce a rendere possibile l’impossibile. Eppure all’età di 15 anni era stato scartato dalla dirigenza del Como dell’attuale presidente del Genoa Preziosi non solo per le problematiche che avrebbero poi portato la società comasca al fallimento, ma anche per un problema di crescita particolarmente preoccupante per la sua età. In Italia infatti l’utilizzo dell’ormone della crescita GH viene considerato a fini sportivi doping, essendo inoltre in grado di provocare effetti collaterali devastanti per un corpo tramutandosi in una bomba ad orologeria. Invece in Spagna, nazione dominante in ogni ambito sportivo negli ultimi anni, la cura della crescita mediante l’ormone GH è regolarmente consentita. E così il Messi scartato dal Como è diventato il Messi prossimo a vincere il terzo Pallone d’Oro FIFA consecutivo.

 

Come poter fermare un campione di tale calibro e una squadra di gladiatori instancabili? Il Milan ci ha provato con Thiago Silva e Nesta, il Real Madrid con Mourinho. Lo Special One però fino ad ora ha vinto solo una Coppa del Re, per un motivo estremamente semplice: in Italia i media erano assolutamente a suo favore, in Spagna sono completamente a suo sfavore. Ogni sua buffonata è evidenziata a livelli estremi e non offuscata al limite del possibile. Cristiano Ronaldo purtroppo non è servito, così come Kakà, Ozil, Benzema e altri. Forse sarebbe servito Benquerença.

 

E così il transatlantico prosegue senza interruzioni verso la sua destinazione. Il Mondiale per Club, un’altra Liga e un’altra Champions League attendono Fabregas e compagni. Altre coppe da alzare al cielo, stesse emozioni, stessa fame di vittorie saziata. Routine. Almeno fino a quando Guardiola resterà in panchina, forse fino a giugno. Fino a quando la Santander presenterà l’ammontare degli interessi all’amico Rosell. Fino a quando non saranno vietate le cure mediante ormoni come il GH. Quando, però? I tifosi del bel calcio sperano mai. I tifosi della giustizia e dell’imprevisto sperano presto.

 

 

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