Jeff Buckley

di Pietro Cavassa e Gio Franco

Era un cantante americano , nato nel 65 e purtroppo morto nel 97. E’ molto famoso, essendo figlio di Tim Buckley, altra star musicale che ha sperimentato moltissimi generi senza soffermarsi troppo su uno.
Inoltre, è ricordato per aver realizzato la cover di una canzone da attribuire originariamente a Leonard Cohen, intitolata Hallelujah. In realtà non è la sua canzone migliore, anche se molti non ne sono convinti oppure lo ricordano solo per quel pezzo che è la sesta traccia di un cd che ne contiene dieci di sicuro non meno valide di quella. Il suo unico album “Grace” contiene infatti canzoni che a mio parere sono di gran lunga migliori. Grace ad esempio, canzone che da il titolo all’album, è un pezzo davvero bello. Ma non solo. Anche Last goodbye e (la mia preferita) Lover, you should have come over, sono pezzi ,secondo me, che non vanno assolutamente trascurati.
Grace è il suo unico album registrato in studio. Gli altri sono album registrati dal vivo oppure best of. Altre canzoni molto belle sono: Forget Her e Everybody Here want’s you. Ovviamente tutti questi video si possono cercare su youtube.
Jeff Buckley era molto amato dalle donne (per il suo aspetto fisico oltre che per il fascino del musicista di successo) e lui di certo non era tipo da lasciarsi sfuggire delle occasioni. L’amore è uno dei temi principali dei suoi testi, un amore però non leggero né piacevole, bensì intenso è molto sincero, un amore però non corrisposto che è struggente fino a sembrare logorante in certi punti.

“A Kingdom for a kiss upon her shoulder, all my riches for a smile when I slept so soft against her, all my blood for the sweetness of her laughter”.

I testi sono la fine del mondo anche se, a parer mio, quelli delle canzoni di Jeff Buckley come quelli di qualsiasi autore sono validi per chi ha vissuto o ha provato ciò che si dice nei brani medesimi. Come disse Lou Rhodes in un’intervista:” Bisogna far si che anche una persona che tu non conosci e che non conosce te se non come artista, ascoltata su disco o ad un concerto, possa sentire nella tua musica qualcosa che la tocca profondamente”. Se non si viene toccati in qualche modo, secondo me non si può davvero apprezzare un artista quale Jeff Buckley.
Buckley è stato di grande ispirazione per molti artisti. Prendere ad esempio i Radiohead. A mio parere molto più celebri di lui, seppure ci sia ancora qualcuno estraneo a questo gruppo.
Ecco, usando come fonte un articolo de La Stampa uscito da poco, si dice che il cantante dei Radiohead famoso per il suo falsetto tanto strascicato quanto toccante in realtà inizialmente non fosse affatto attratto dall’idea di cantare in quel modo.Una sera si trovò a osservare un palco con sopra un ragazzo, appunto Jeff Buckley, che cantava in falsetto e rimase affascinato a tal punto che venne convinto.
Purtroppo Jeff non sopravvisse abbastanza da incidere un altro disco. Purtroppo per i fan, che magari avrebbero potuto assaporare un’altra delle sue opere, magari anche migliore della prima. A dirla tutta non si sa neanche bene come sia morto. Suicidato quasi certamente. Stranamente colui che lo rese famoso pensava che Jeff appartenesse a quel genere di rockstar “maledette” quali Kurt Cobain, destinate a far cose grandiose in pochissimo tempo. In realtà se si confrontano testi e melodie non si può dire che i due si assomiglino più di tanto. Si assomigliano però nella fine della propria vita. In tutti e due i casi sembra tormentata a tal punto da far si che si togliessero la vita.
Buckley Junior non era posto in una buona situazione familiare. Abbandonato dal padre in tenera età deciderà inizialmente di non usare neanche il cognome effettivo bensì quello della madre. Questo perchè era in pessimi rapporti col Tim che si era peraltro giustificato della sua scelta, con il testo della canzone “I never asked to be your mountain”. Il figlio utilizzerà il cognome Buckley in realtà solo per obbligo commerciale impostogli in seguito ad un concerto nella chiesa di New York in cui fece un’esibizione folgorante.
Detto ciò consiglio l’ascolto dei pezzi sopra elencati e anche di altri ovviamente a chi suona qualche strumento, infatti credo che per alcuni possa risultare un po’ pesante, anche se io lo trovo un maestro. Oppure semplicemente a chi ama l’Indie rock ma la catalogazione in generi non è il mio forte. Per quelli che dopo aver letto quest’articolo saranno indecisi se comprare (per chi li compra ancora) il disco o meno, mi occupo personalmente di dissipare ogni dubbio. COMPRATELO! Vale davvero la pena. Magari anche solo da ascoltare ogni tanto, oppure da tenere il libreria, avendo un prezzo oramai irrisorio a causa del passare degli anni dalla prima uscita.

Buon ascolto.

2 commenti

Archiviato in Musica, Pietro Cavassa, Recensioni

2 risposte a “Jeff Buckley

  1. Mi unisco al consiglio per comprare il disco! Un capolavoro assoluto… Pensare che quando era in vita nessuno lo calcolava, tranne i suoi colleghi musicisti… Qualcosa vorrà dire…
    Ricambio il vostro pezzo con la mia analisi, un parallelo padre/figlio (—> http://storieperse.net/2011/07/24/fatherson-2-8/)…
    A presto!

  2. Yeah.
    Parallelo padre figlio molto interessante. Devo dire che non ho mai analizzato il loro rapporto in modo approfondito ma mi è giunta in prestito una biografia di Jeff e cercherò di analizzarla un po’.

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