Facebook, ossia di privacy e social network

di Federica Messina


Al mondo esistono due tipi di persone: quelle che usano Facebook e quelle che non lo usano. Il secondo tipo è decisamente più sveglio del primo.

L’ormai celebre social network creato da Mark Zuckerberg ha monopolizzato le nostre vite talmente tanto che ormai ci è impossibile pensare a come faremmo a comunicare con gli altri senza di esso.

Infatti Facebook è nato principalmente per ritrovare quegli amici di cui si erano persi i contatti e per invadere la bacheca di quelli di tutti i giorni.

Un’invenzione senz’altro utile e innovativa che non ha faticato a espandersi in tutto il mondo. Facebook ha conquistato in pochissimi anni tutto il web a la sua crescita sembra inarrestabile. Oggi è il secondo sito più cliccato del mondo, preceduto soltanto dal colosso Google; è soggetto a continui cambiamenti, quali l’aggiunta di nuove applicazioni, nuovi giochi, nuove -e inutili- finestre.

Ma non importa quanto Facebook cambi e quante sciocchezze pubblichi: prima o poi tutti vi cadono inevitabilmente. Chi non lo usava prima si convince a farlo perché si sente tagliato fuori dal mondo. E così incomincia la registrazione: inserisci i tuoi dati personali, nome e cognome, data di nascita e numero telefonico; inserisci il tuo orientamento religioso, la scuola che frequenti, il posto dove lavori, i tuoi interessi.

Quasi senza rendertene conto condividi con il mondo intero una quantità di dati che in genere non daresti a una persona appena conosciuta. Eppure su Facebook chiunque può andare sulle tue info e dare un’occhiata a ciò che è praticamente il riassunto della tua vita, elencato in pochi semplici punti.

La privacy di Facebook lascia a desiderare, non è un segreto. È inquietante considerare che è molto semplice entrarvi e difficilissimo uscirvi: tutte quelle notizie su noi stessi rimarranno anche una volta cancellato il profilo dal sito. Il server infatti raccoglie tutti i dati che i creatori dei profili -sia esistenti che non- sono stati disposti a fornire. Questo succede, come giustifica Facebook, in caso gli utenti volessero un giorno riattivare il loro account! Allora troverebbero tutte le informazioni e le impostazioni del loro profilo così come le avevano lasciate.

E per cancellare permanentemente il proprio account, allora?

Si può fare, ma solo dopo aver eliminato tutti gli album fotografici e aver cancellato le informazioni base. Dopodiché è sufficiente inviare la richiesta ad una certa mail e aspettare 14 di giorni. In quest’arco di tempo i tuo dati e il tuo profilo rimarranno accessibili come se niente fosse, sempre in caso tu voglia tornare sui tuoi passi. Ma passati questi giorni l’account verrà definitivamente eliminato.

Rimane il fatto che chi è iscritto al sito e non desidera eliminarsi ha comunque una “privacy pubblica”. Lo dimostra la nuovissima finestrella spuntata un bel giorno a destra della home di Facebook che segnala chi ha commentato chi, o ha scritto cosa.

E dire che esistono molti altri network dove è possibile tenersi in contatto con amici vicini e lontani. Tanto per citare degli esempi c’è Skype, dove oltre che chattare è possibile effettuare videochiamate (un’innovativa introdotta recentemente anche in Facebook); oppure Twitter, che, precisiamo, non è un social network, bensì un information network. La differenza principale sta nel fatto che la gente usa Twitter non per far sapere agli altri cosa stai facendo, ma per leggere ciò che viene pubblicato da quelle persone in particolare che ti interessano.

In questo modo Twitter ha evitato la concorrenza con Facebook, che era decisamente troppo schiacciante. È tuttavia uno sei network più utilizzati, anche per la quantità minima di dati richiesta, e il migliore nel suo settore; la sua semplicità può essere apprezzata o disprezzata. Fatto sta che molti personaggi famosi preferiscono iscriversi, appunto, per proteggere la propria privacy, contando anche sul fatto che Twitter non ha altrettanti utenti come Facebook.

Certo, non ha nemmeno altrettante applicazioni, ma in fondo ci servono davvero?

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