Svegliati, Italiano!

di Alessandro Brizzi

Qualche giorno fa è uscito il rapporto su Gli Italiani e lo Stato di Demos, ovvero un sondaggio articolato su una serie di domande riguardanti la fiducia nelle istituzioni ed impressioni sulla democrazia. Riguardo alla credibilità dello Stato e dei nostri rappresentanti, sappiamo ormai bene che l’opinione pubblica è scettica, eccetto che nei confronti del Presidente della Repubblica (che comunque ha registrato un calo dei consensi), delle forze dell’ordine e, sorprendentemente, della scuola, nonostante l’evidente disagio di ogni categoria interna ad essa ed una consequenziale perdita di qualità.
I dati che fanno discutere, però, sono quelli riguardanti l’idea di democrazia degli Italiani. Quasi il 40% di loro, infatti, ritiene che attualmente il Parlamento abbia troppo potere e che, in qualche modo, sia un ostacolo al “buon governo” tanto sperato. Credo che, a questa affermazione, qualunque persona dotata di un minimo di senno, o che almeno abbia studiato la storia greca e romana, si farebbe qualche domanda. Per esempio, si chiederebbe perché l’italiano medio debba continuamente dare dimostrazione della più completa ignoranza politica ed accanirsi in tal modo contro il Diritto sputando sentenze così estemporanee, che danno una dimostrazione di quanto possa essere lontano dai suoi stessi rappresentanti.
Non comprende che, quando afferma che il Parlamento ha troppo potere, sta parlando di sé.
Forse, infatti, non è ben chiaro l’utopico ma, almeno sulla carta, dichiarato principio secondo il quale ognuno di noi siede in Parlamento. Cosa c’è di tanto strano – mi chiedo – nella parola “rappresentanza”? Quando un cittadino è chiamato a mettere una croce sul simbolo del partito a cui delega ogni sua volontà riesce, almeno in un attimo di illuminazione, a capire che quel momento dovrebbe essere più importante per lui che per il leader cui quel voto provoca compiacimento personale, realizzazione psicologica?
Svegliati, italiano! Perché se tutto ciò non accade, se tu sei unicamente un milionesimo di percentuale in politica, se il costo del biglietto aumenta, se la programmazione Rai fa abbastanza pena, è anche colpa tua! Ma no, si dirà, è evidente che il sistema non funziona, che i nostri politici sono degli incompetenti, che chiunque al loro posto farebbe di meglio (ma io no, perché di politica non capisco molto), etc.
I più colti potrebbero invece ribattere – a ragione – che la legge elettorale fa sì che i nostri rappresentanti siano scelti esclusivamente da terzi, e che dunque ogni loro atto sia completamente indipendente dalla nostra volontà: ciò è assolutamente condivisibile. Perché allora nessuno fa niente? Credo che semplicemente non ci convenga, in quanto, se adottassimo nuovamente un sistema elettorale proporzionale che ci dia la possibilità di scegliere il candidato, saremmo pienamente responsabili di ogni singola scelta dei nostri rappresentanti. È troppo impegnativo ideare una serie di obiettivi e riconoscerli in una determinata persona o, addirittura, candidare noi stessi.
La degenerazione della democrazia nacque da quando portare le nostre idee in un’Assemblea divenne, da un sacrificio, un lavoro, uno dei migliori per giunta. Già ad Atene, ai tempi di Pericle, fare parte dell’Ecclesia dava diritto ad un compenso che ripagasse una giornata di lavoro persa, ma questo certo era molto minore degli stipendi dei politici di oggi, in quanto corrispondeva a 1/6 del salario di un operaio: era, insomma, un’indennità quasi simbolica. Da quando però la democrazia si è “evoluta” da partecipativa a rappresentativa, l’oligarchia formatasi all’interno delle assemblee legislative si è costituita potere a sé stante, modificando prima di tutto i propri stipendi e provvedendo in seguito a privilegi secondari.
È per questo che guardiamo ai parlamentari come alieni, ed al contempo cerchiamo una figura forte cui delegare tutti i nostri poteri di cittadini, un Presidente, insomma. E qui si giunge ad un altro dato che emerge dal sondaggio, ovvero il nefasto desiderio di presidenzialismo, il poter eleggere direttamente una sola persona cui affidare ogni decisione perché così, secondo una logica contorta, si può governare meglio. Ciò è stato tentato dal governo Berlusconi prima delle elezioni del 2006, con una legge elettorale che praticamente egemonizzava il potere esecutivo e rendeva il Presidente della Repubblica un mero residuo della Costituzione del ’48.
E infine, inevitabilmente, si è individuato il parere degli Italiani sui partiti e sulla loro utilità all’interno della Repubblica. È sorprendente appurare che il 42% degli intervistati ritiene che la democrazia potrebbe essere tale senza la presenza di partiti. Da secoli vari filosofi contestano la suddivisione dei cittadini in fazioni: chi, come Nietzsche, sostenendo che ciò li privi di un’autodeterminazione morale, chi, come l’Uomo Qualunque, semplicemente ignorando ogni regola inscritta nella sopravvivenza della società e nella vita democratica. Mi chiedo però come sarebbe possibile esprimere sentimenti e posizioni differenti senza finire per dividersi od organizzarsi: ciò non solo aiuta a confrontare le proprie idee ed a migliorarle, ma dovrebbe semplicemente rendere più efficace la gestione statale.
Fortunatamente, comunque, tutta la disillusione e l’incompetenza della politica degli adulti non si riflette – almeno apparentemente – sulla nostra generazione: per quanto ci vogliate inebetire con reality show, logica del consumismo ed accantonamento delle ideologie noi, almeno per ora, cerchiamo di partecipare.

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