Se bocciano alle elementari

di Lara Saccani

PISA. No, non mi riferisco alla città con una imbarazzante torre storta. Mi riferisco all’indagine condotta ogni tre anni dall’OCSE (Organizzazione per la Coordinazione e lo Sviluppo Economico) che mira a valutare le conoscenze dei ragazzi di 15 anni dei maggiori paesi industrializzati in base a tre competenze:la lettura, la scienza e la matematica (sì, anche io lo trovo ingiusto: intendo scrivere una lettera chiedendo di aggiungere anche una bella versione di latino). Gli ultimi risultati PISA (Programma per la valutazione internazionale dell’allievo) sono stati pubblicati un paio di settimane fa.
Queste sono le medie dei punteggi dei primi 35 paesi ottenuti dai 470.000 studenti presi come campione nei test del 2009. I numeri in grassetto sono i punteggi inferiori alle medie OCSE. (Sì, lo sappiamo, la Scandinavia ci batte ancora).

LETTURA MATEMATICA SCIENZE
MEDIA OCSE 493 496 501
Shanghai-China 556 600 575
Korea-South 539 546 538
Finland 536 541 554
Hong Kong-China 533 555 549
Singapore 526 562 542
Canada 524 527 529
Japan 520 529 539
Australia 515 514 527
Netherlands 508 526 522
Belgium 506 515 507
Norway 503 498 500
Estonia 501 512 528
Switzerland 501 534 517
Poland 500 495 508
Iceland 500 507 496
United States 500 487 502
Liechtenstein 499 536 520
Sweden 497 494 495
Germany 497 513 520
Ireland 496 487 508
France 496 497 498
Chinese Taipei 495 543 520
Denmark 495 503 499
United Kingdom 494 492 514
Hungary 494 490 503
Portugal 489 487 493
Macao-China 487 525 511
Italy 486 483 489
Latvia 484 482 494
Slovenia 483 501 512
Greece 483 466 470
Spain 481 483 488
Czech Republic 478 493 500

Prendendo in considerazione i paesi europei, che non occupano i primi posti ma che sono un termine di confronto più adatto all’Italia, noto una certa distinzione per gruppi geografici.
La Finlandia è il paese europeo che ha ottenuto risultati migliori. A seguire altri paesi nordici, poi la Germania, la Francia, alcuni paesi anglosassoni e infine il blocco dei paesi mediterranei.
Si tende in questi paesi a portare gli studenti ad un livello di conoscenze uguale per tutti, e a non lasciare indietro studenti con più difficoltà. In particolare la Finlandia fa un uso massiccio di insegnanti di sostegno, quindi non viene preclusa a nessuno la possibilità di avere un’istruzione completa. La scuola inizia a 7 anni, lasciando tutto il tempo ai bambini di stufarsi dei giochi e gli studenti stanno nell’edificio scolastico meno della maggior parte dei paesi OCSE: in questo modo ogni ragazzo ha tempo per la sua formazione individuale. L’atmosfera scolastica è rilassata e informale e non viene data molta importanza alle valutazioni. Queste infatti vengono date solo negli ultimi anni del percorso scolastico e le bocciature sono più uniche che rare. Infine, in Finlandia quella dell’insegnante è considerata una professione di alto livello,molto ambita e perciò ben pagata. Inoltre gli insegnanti devono seguire un percorso di formazione e vi è una selezione.
In Austria, Germania, Lussemburgo, Olanda, Svizzera e, con differenze, in Belgio, gli studenti, che hanno cominciato gli studi a 6 anni, a 10 si trovano a dover scegliere un indirizzo di studi definitivo: o un indirizzo professionale, o un percorso superiore ma non universitario, o il celebratissimo Gymnasium, dopo il quale c’è l’università. Quindi gli studenti scelgono il loro futuro quando sono solo bambini; inoltre questa suddivisione è fortemente condizionata dall’estrazione sociale. In Germania i risultati PISA sono inferiori alla media, e vi è una grande diseguaglianza tra gli alunni.
Il sistema dell’ Italia, Spagna, Grecia, Francia e Portogallo è conosciuto: un processo di formazione diviso in tre fasi, in cui la terza dipende dalle preferenze dell’alunno e spesso dalla sua condizione sociale. Il bivio che separa gli alunni è posto ai 14 anni. Io non lo trovo affatto un momento adatto per fare delle decisioni di tale rilevanza. A quattordici anni si ha voglia di fare tutto, meno che studiare: non si ha più quella diligenza infantile che ci ha segnato alle elementari e non si ha ancora quella maturità e quell’ interesse nella cultura che nascono un paio di anni dopo.
In questi paesi l’intenzione di portare tutti ad un livello alto di istruzione contrasta con il bisogno (materiale? fisica? mentale?) di dare costantemente della valutazioni, di classificare gli studenti con dei numeri: tu sei 2, tu da 3, tu da 5, e tu? vieni qua bravo sei da 8. Si condannano gli insuccessi scolastici come i peggiori crimini.
Non trovo alcuna ragione per dare un 4 ad un bambino di 8 anni. Oppure bocciare uno studente di 10 . Si riduce l’autostima e si fa, fin dagli inizi del percorso scolastico, una selezione degli studenti più meritevoli. Si crea una competizione tra studenti: la scuola diventa più difficile da vivere. Il nostro Ministro dell’Istruzione ha dichiarato in un’intervista di voler far mettere nelle scuole  delle classifiche dei migliori studenti, insegnanti, scuole, città, regioni. Perché mettere in evidenza i MIGLIORI? Lo scopo della scuola dovrebbe essere quello di creare cittadini consapevoli e interessati a prescindere dal censo, dalle origini, dal merito e non quello di mettere in luce “i cento e lode” e discriminare coloro che hanno avuto più difficoltà.
Si nota subito il contrasto con il metodo Finlandese: pochissimi voti e clima tranquillo, sereno. In Finlandia gli insegnanti sono molto rispettati, mentre in Italia questi sono scherniti e sottovalutati.
Il PISA è un’indagine che io trovo importante, poiché mette a confronto i risultati di diversi modi di imparare. Forse quelli più severi, non sono sempre i migliori. I risultati sono stati analizzati e discussi molto dalla stampa di altri paesi:in Inghilterra ci si preoccupa perché i loro studenti sono scesi di un paio di posizioni nella classifica. Sarebbe interessante sapere cosa pensano politici, commentatori, insegnanti, studenti riguardo a questi risultati, ma purtroppo siamo tutti troppo occupati a giocare al “cade-o-non-cade” del governo.

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