“Giogiogioberti rivitalizzato” citando i parolieri Morgando e Ballero

di Eliana Vitolo

Apro il sito del nostro liceo ed è bello vedere che lassù in alto nella homepage con tanto di foto con studenti in sorriso smagliante nell’atrio giobertino, insomma lassù in vetta trionfa la circolare riguardante l’occupazione. Sì esatto, è bello perché significa che allora qualcosa è davvero successo, non è stato un brutto sogno che tutti han cercato di dimenticare.
Fino a pochi giorni fa sulle macchinette c’era anche un altro residuo post occupazione: non so quanti lo avranno notato, presi nella foga di conquistarsi l’ultimo Twix o evitare di dover raccattare una cialda per caffè che resta sempre abbandonata nella macchinetta infernale. Ebbene questo residuo consisteva in un biglietto anonimo (ne approfitto per fare i miei complimenti all’autrice) di generali considerazioni sull’occupazione. Sottolineava che il Gioberti, come canta il celebre inno (per coloro che non avessero occupato, si veda facebook e tale Canzone del Gioberti occupato) fosse stato da essa rivitalizzato.
Ora, si può essere pro o contro l’occupazione, si può essere il dio difensore del regolare svolgimento delle lezioni in persona oppure il protettore degli occupanti, ma una cosa deve essere ammessa: il Gioberti è stato davvero rivitalizzato. E con questo termine intendo dire che è rinato, si è svegliato dal torpore in cui giaceva (il liceo stesso e la sua popolazione studentesca), si è animato ed ha partecipato. Ovviamente ci si può nascondere dietro un banco o dietro una cattedra e far finta di niente, tenere la testa bassa e il paraocchi e sostenere che l’occupazione non abbia portato a nulla e sia stata la solita azione di giovani che non hanno voglia di studiare. Certo che si può fare, come ci si può chiudere nella propria campana di vetro e sostenere che la situazione in cui versa l’Italia non sia drammatica, per non dire tragica. Ma mi auguro che il Gioberti conti pochi elementi capaci di un comportamento simile e che invece conti numerosi elementi che, anche se contrari all’occupazione, abbiano la maturità di dialogare e ammettere che sotto certi aspetti quest’atto di protesta è stata tutt’altro che voglia di far niente.
Per chi non ha aderito, ci tengo a sottolineare quanto l’occupazione sia stata soprattutto informazione: gruppi tenuti da esterni e interni, filo comune Il mondo della scuola.
E per chi crede che questi gruppi fossero solo un’operazione di facciata, per far credere che gli occupanti stessero facendo qualcosa, ma in realtà passassero il tempo tra tornei di briscola e biliardino, mi piacerebbe che costui/costei avesse visto con i propri occhi l’atrio del nostro liceo quella mattina del 26, quando gli universitari sono intervenuti nel dibattito di fronte ad una massa di studenti schiacciati in ogni cm2, in silenzio, attoniti e INTERESSATI. Esatto, interessati. Quanto tempo è che non capitava una cosa simile? Quanto tempo è che assisto e assistiamo ad assemblee dove regna il menefreghismo e l’indifferenza? Quante volte abbiamo sentito dire che la nostra è una generazione di disinteressati che non credono più in niente? E ora, che davvero ci impegnavamo per qualcosa che ci interessava, nessuno se n’è accorto, o meglio, tutti han creduto che fosse solo un modo per tagliare la verifica di Filosofia o l’interrogazione di Biologia.
E domenica 28, tutti gli studenti che stavano occupando, quale interrogazione tagliavano? E tutti i pomeriggi tra il 25 e il 30? E tutte le notti? Non si occupava per scansare i compiti, le interrogazioni o il professore che proprio non riesci a sopportare.
E quando per i corridoi mi è capitato a volte di sentire qualcuno dire che ad occupare erano i soliti nullafacenti (ovviamente il termine usato era un altro) , che l’occupazione consisteva in giocare a calcio e fumare e che chi dormiva a scuola rovinava il nostro liceo, sinceramente mi sono sentita offesa. Sarà che sono permalosa, ma sono rimasta un po’ delusa, perché quello che facevamo era davvero qualcosa in cui credevamo. E penso che tutti coloro che hanno preso parte all’occupazione in modo decisamente più consistente del mio, quelli che hanno dormito al liceo per 5 notti di fila, quelli che hanno fatto i turni di pulizia alle 4 del mattino, quelli che han passato le notti in bianco per fare i turni di vigilanza, quelli che si sono sgolati perché il megafono non era mai abbastanza funzionante, insomma tutti quelli che con l’occupazione hanno lasciato un pezzo di sé al Gioberti, credo si sentano ancora più offesi di me nel sentire queste voci. Giudicare l’occupazione che c’è stata nel nostro liceo, senza sapere cosa si è fatto in quei giorni, è un insulto a chi ha occupato consapevolmente e responsabilmente: non dobbiamo dimenticarci che la nostra è stata un’occupazione ordinata, abbiamo mantenuto pulita la scuola, non abbiamo provocato danni, nè interrotto la didattica. Sono cose ovvie, ma quante occupazioni si sono svolte così? Per quanto ne so io ben poche, poi se avete altre informazioni allora illuminatemi.
Quello che mi è dispiaciuto è vedere che molti professori abbiano preso male questa forma di protesta, quando in realtà siamo alleati nella battaglia nella riforma deleteria non solo per noi, ma anche per i professori stessi.
La nostra occupazione non è stata inutile, o almeno questa è la mia opinione, e siccome scrivo quest’articolo quando il 14 dicembre è ancora futuro, no so cosa succederà al nostro mondo politico e quindi anche a questa riforma. Ma anche se questa dovesse passare, comunque l’occupazione non sarà stata inutile, perchè ci ha rivitalizzati.
Per la prima volta in 5 anni di scuola superiore ho davvero sentito queste mura giallognole mie, questi corridoi miei, questi studenti vicini, per la prima volta mi sono sentita parte di un gruppo compatto che proteggeva qualcosa a cui teneva, la propria scuola e il proprio futuro.
So che questo pezzo non ha un punto, ma onestamente volevo solo provare a trasmettere l’interesse e la voglia di fare che ho visto negli occhi di tutti i giobertini che a fine novembre hanno deciso di occupare.

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