Il crollo di Pompei

di Tommaso Pirfo

“Il problema di Pompei è che si trova in Italia”.In questo modo una studiosa olandese cominciò poco più di un anno fa una conferenza, tenutasi a Sydney, riguardo i siti archeologici di Pompei ed Ercolano. Parlò di fronte a classi di ragazzi australiani prossimi ad affrontare la maturità: il suo discorso era incentrato sul degrado e sulla trascuratezza in cui versano i resti archeologici, non mancando di dispensare critiche all’operato dell’allora sovrintendente ai siti. Ricordo ancora con chiarezza le sue parole, le riporterò in inglese: “ Many Pompei’s buildings are going to come down, I have some reasons to believe that”(Molti edifici stanno per crollare, ho delle ragioni per crederlo). E passò ad elencare tutte le possibili cause di cedimenti e danni agli edifici: i piccioni, i cani randagi, l’incompetenza italiana, persino la preparazione di pasti caldi la domenica che richiedevano il costante uso della corrente elettrica. “Nemmeno la pizza ci lasciano più fare”, borbottavo tra me e me. Devo ammettere che seppure qualche motivazione fosse un puro luogo comune la maggior parte di esse non mi lasciò indifferente. Ero stato a Pompei qualche anno prima e avevo potuto constatare come molti affreschi fossero deteriorati e come i muri di alcune case stessero per crollare. La mancanza di bagni pubblici poi, altro segno di inciviltà, faceva sì che i turisti ovviassero alla mancanza usando i luoghi un po’ più riparati, magari qualche pietra apparentemente senza significato ma su cui un tempo poteva esserci seduto un famoso filosofo (ci vuole fantasia!).Ricordo anche che la studiosa ci aveva mostrato le foto di uno scavo archeologico portato avanti dalla sua squadra, composta da archeologici olandesi e inglesi, e che subito dopo aveva sottoposto alla nostra attenzione un’altra diapositiva, raffigurante questa volta l’operato di una compagnia italiana. La differenza era imbarazzante! Lo scavo degli olandesi era recintato da paletti e tutto era rigorosamente catalogato: non vi era alcuna traccia del lavoro compiuto sui monumenti, gli affreschi sembravano addirittura rigenerati dagli interventi, ogni cosa era tornata al suo posto una volta ultimate le ricerche. Il lavoro della troupe italiana si distingueva invece dagli altri per la grande superficialità con cui era stato svolto. Un intero cortile era stato dissestato alla ricerca di non so cosa, alcuni badili e carriole giacevano abbandonati sulle colonne di una “domus”: il caos regnava sovrano. La studiosa raccontava la scena con grande amarezza, sottolineando come la sua squadra avesse operato con infiniti accorgimenti e come tutti i loro sforzi fossero stati vanificati dalla nonchalance degli interventi italiani.Mi sono tornate in mente le sue parole quando ho sentito le dichiarazioni del Ministro dei Beni Culturali Bondi dopo il crollo dell’intera Domus dei Gladiatori a Pompei: “Se avessi la certezza di avere responsabilità di quanto accaduto mi dimetterei. Ma rivendico invece il grande lavoro fatto”. Era proprio questo che l’archeologa olandese metteva in evidenza nella conferenza: di come il gioco di scaricare il barile non giovasse ad alcuno e danneggiasse ulteriormente Pompei ed Ercolano, di come l’Italia stesse trascurando il suo patrimonio culturale unico al mondo. “If Pompei and Ercolano were in Holland, we would care much more than italians about them, we would try to preserve them at any cost”. Se Pompei ed Ercolano si trovassero in Olanda noi proveremmo a preservarle con ogni mezzo, molto di più di quanto facciano gli italiani. “Non penso ci sia bisogno di aggiungere altro, andate a visitare l’Italia il prima possibile, domani potrebbe non esserci quello che invece oggi è ancora in piedi.”, così concluse la conferenza, e amareggiata se ne andò.

La studiosa stava anche inconsapevolmente citando l’articolo 9 della nostra Costituzione, che recita: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica e tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.” È un dovere della nostra nazione quindi difendere i beni culturali: devono essere conservati per l’umanità, sono un dono di cui tutti hanno diritto di godere. Non si può trascurare il cedimento di alcun monumento, bisogna investire sul nostro patrimonio e restaurare ciò che sta per crollare. Non è un’opzione da prendere in considerazione: è qualcosa che deve essere fatto perché abbiamo il dovere di farlo.

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