Hallelujah? Mica tanto

di Viola Torre

Quando l’interpretazione di un canzone si trasforma in violenza su di essa?Fino a che punto si punto si può riadattare un testo musicale senza arrivare distruggerne il significato?La fonte di ispirazione di questo articolo è Guia Soncini, una giornalista davvero brillante che tiene una rubrica di musica sul “D di Repubblica”. Vi consiglio veramente di leggere dei suoi articoli, sono cinici e schietti al punto giusto.In particolare volevo proporvene uno che mi ha davvero colpito. L’argomento è Hallelujah, la canzone di Leonard Cohen scritta nel 1984, ma di cui oggi è ben più conosciuta la versione elaborata da Jeff Buckley, del 1994.  Ebbene, Guia Soncini  la definisce molto finemente come “la più sputtanata canzone del mondo”.Secondo me ha perfettamente ragione. Non credo infatti che ne esista una più bella di questa, ma allo stesso tempo che non ce ne sia una più ricantata, rielaborata, riadattata.Non esagero, Wikipedia ha confermato le mie paure con una lista veramente infinita dei film e dei telefilm in cui, per nobilitarne la scena più drammatica è stata inserita la suddetta canzone: basti pensare alle crisi di coppia tra Shrek e Ciuchino, a Meredith di Grey’s Anatomy che si dispera per il dottor Stranamore e viceversa, ai malinconici paesaggi di O.C.,e  persino alle crisi di nervi di Ugly Betty e dei suoi colleghi chic.Ma non è questo l’aspetto che turba, né il fatto che più di 180 artisti abbiano rifatto Hallelujah , proprio perché le cover esistono da sempre, devono esistere, sono la rappresentazione del fatto che non c’è la versione bella e giusta né quella brutta o falsa di un pezzo, e che ogni pezzo prevede e comporta a sua volta interpretazioni di qualsiasi genere. Il vero problema, però, è la confusione che è stata fatta del significato di Hallelujah, che è sì, una canzone d’amore, ma è più d’ogni altra cosa uno dei pochi brani che critica e polemizza in modo esplicito la religione cristiana, che ne mette in risalto la crudezza, la freddezza e  le contraddizioni, in modo brutale, ma davvero efficace.E se questo è il significato che Cohen ha attribuito alla sua canzone, quello deve rimanere. Può cambiare l’interpretazione, può cambiare la musica o l’ordine dei versi, ma l’anima del brano non può davvero essere cancellata, altrimenti si finisce per parlare, come in questo caso,secondo me, di vero e proprio plagio.Dico plagio riferendomi a tutti quegli artisti che Hallelujah non l’hanno capita, che l’hanno interpretata come Rufus Wainwright, quello della crisi Shrek-Ciuchino, come un autentico inno all’amore, generandone una versione da latte, miele e zucchero alle ginocchia, o peggio ancora quelli che, come Allison Crowe, la nuova stella dell’ X Factor inglese, ne hanno dato una versione cristianizzata, proponendola al pubblico accompagnati da un coro di voci bianche e ceri accesi arrivando a cambiare il verso” Forse c’è un Dio lassù” in “Sono certo che ci sia il buon Dio lassù”.Forse la Soncini è una conservatrice esagerata, forse lo sono anche io, ma qui la domanda a questa moltitudine di artisti “copiaeincolla” e alla miriade di produttori cinematografici sorge spontanea: quando la smetterete di massacrare Hallelujah e non ne scriverete di vostre per meglio esprimere voi e il vostro pensiero?

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