Ferie Mania

di Giulietta de Luca

“Le ferie sono le giornate di astensione dal lavoro.” (cit. Wikipedia)In Italia il concetto di vacanza inteso come periodo durante il quale trasferirsi dal luogo abitato ad un luogo di villeggiatura si è sviluppato nel secondo dopoguerra, in coincidenza con il boom economico, quando, dopo l’iniziale sconvolgimento causato dalla guerra, la popolazione ha iniziato a considerare le coste italiane un’ottima meta per rilassarsi e godersi il meritato riposo in famiglia.Più indietro nel tempo troviamo qualcosa di forse più familiare, più simile alle tendenze degli ultimi decenni, ovvero il Grand Tour.Si tratta di un tour che nacque, per così dire, verso la fine del ‘700 e che comprendeva il giro delle più belle capitali d’Europa, tra cui svariate città d’arte italiane, considerato fondamentale per concludere la formazione di un giovane nobile.Generalmente la sua durata era di un anno e sono giunti fino a noi i diari di Goethe e Stendhal, testimonianze fedeli dei viaggi di quell’epoca.Leggermente più tardi troviamo un altro personaggio il cui amore per i viaggi è noto: Camillo Benso Conte di Cavour. Le sue escursioni nei paesi stranieri avevano lo scopo di portare in Piemonte le innovazioni del resto d’Europa, impresa in cui è sicuramente riuscito. Eppure, nonostante questo, la sua residenza estiva si trovava a Santena, modesto paese in provincia di Torino.Adesso è tempo di porsi questa domanda: a quale categoria assomigliamo maggiormente noi, intrepidi viaggiatori che raggiungono mete sconosciute solamente per il gusto di andare il più lontano possibile?Già, ormai la vacanza è diventata questo: non c’è più la voglia di godersi “il meritato riposo” in un luogo di villeggiatura insieme ai parenti, non basta una pacifica spiaggia per realizzare i sogni di undici mesi di duro lavoro. Non c’è però – almeno nella maggior parte dei casi – nemmeno il desiderio di apprendere il più possibile su culture diverse dalla nostra o di conoscere dettagli sulla flora di un determinato paese.Qual è lo scopo delle nostre vacanze?L’Italia non interessa praticamente più, è tabù. Riccione, Follonica e Rimini, le mete ambite da tutti i nostri nonni, sono ormai dimenticate, anzi, evitate con cura maniacale. Niente di meno chic! Le città d’arte sono trite e ritrite, valide per la gita di un giorno e nulla più, per cui si è costretti a dire addio anche a Firenze, Venezia e Pisa. I piccoli paesi montani non sono altro che luoghi di riposo per anziani – e qui mi permetto di essere d’accordo, non offrendo alcuna attrattiva dal punto di vista turistico, se non appunto quella del paesaggio. Un’altra questione è se parliamo degli enormi paesi montani, dove gli impianti sciistici sono tutto ciò che il nostro occhio può cogliere: quelli avranno vita lunga, buon per loro.In definitiva, l’unica ancora di salvezza rimane la fuga all’estero.Niente a che vedere, però, con il Grand Tour di Goethe e Stendhal, e, naturalmente, nemmeno con i viaggi educativi di Cavour.La parola d’ordine è “lontananza”: più il posto è lontano, sperduto e sconosciuto, meglio è. I nomi impronunciabili sono quello che più attira la gente, se  non fosse che, una volta giunti a destinazione, tutti si premurano di collocarsi nei comodi villaggi turistici dove il massimo della fusione con la cultura straniera è quella che si può avere con l’istruttore di spinning.Meglio Follonica, forse.Ci sono poi gli avventurieri, che si recano nei medesimi luoghi dei loro compari, ma rifiutano categoricamente villaggi turistici, spiagge ed alberghi per prediligere uno strettissimo contatto con Madre Natura. Ottima abitudine, che purtroppo però porta solamente ad una fraternizzazione eccessiva con zanzare e affini.Le città d’arte straniere sono spesso e volentieri snobbate come quelle italiane e restano la meta preferita soltanto degli intellettuali, che perlomeno combattono le zanzare e i palestrati istruttori dei villaggi turistici a suon di musei e cattedrali. In questo caso, il viaggio “fai da te” è sempre il migliore: scegliendo tra le opzioni volo low cost con otto scali o percorso in macchina con ventisette soste e ausilio del Tom Tom, si può arrivare facilmente nella città desiderata spendendo una modica cifra e impiegando solamente il doppio della durata del soggiorno.Esistono ancora, ahimè, i poveri derelitti costretti a passare il loro periodo di astensione dal lavoro in una delle mete sopracitate ed evitate con cura dalla stragrande maggioranza. Chi vuole rivivere l’esperienza del proprio avo a Follonica, chi sogna di passare il Ferragosto in una spiaggia affollata a Rimini, chi non ha effettivamente la voglia e/o i soldi per intraprendere un viaggio in un luogo dal nome impronunciabile… fatto sta che queste persone esistono e sono tra noi.Ed hanno anche vita dura.Quando la fatidica domanda “Dove sei stato in vacanza?” comincia a serpeggiare, il problema si fa evidente. Solitamente viene posta da un privilegiato che può vantare un soggiorno di quindici giorni a Bujumbura, una settimana a Zagazig e altre improbabili località che stimolano immediatamente la fantasia dei presenti. I quali rispondono come possono. La maggioranza tenta di dare enfasi alle proprie parole, magari infilando nei resoconti anche quelli delle precedenti vacanze; mentre gli altri si limitano a tacere, troppo vergognosi di aver trascorso le proprie ferie in Emilia Romagna o nella casa in montagna.Sarebbe stimolante proporre nuove mete, inventare di essere stati in qualche interessante città chiamata Gyulbi o Simura. Nessuno saprà mai che non sono davvero splendidi capoluoghi del Turkmenistan e dell’Uganda.

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