Robin Hood

di Joana Rosca

Robin Hood è un film del 2010 diretto da Ridley Scott e interpretato tra gli altri da Russel Crowe, Cate Blanchett, Mark Strong e William Hurt.
La pellicola ha aperto la sessantatreesima edizione del Festival di Cannes il 12 maggio 2010, data di uscita nelle sale.
Il film tratta della storia dell’arciere Robin Longstride prima di diventare il leggendario bandito che conosciamo. Tornato dalla terra santa con l’esercito di Riccardo Cuor di leone morto in battaglia, Robin Longstride e tre compari azzardano un travestimento un po’ troppo ufficiale dando via ad una serie di eventi che (detto alla spicciola) ma neanche Beautiful. Robin si trova a doversi fingere il marito della battagliera Cate “lady Marian” Blanchett mentre l’Inghilterra va in contro alla guerra civile per le troppe tasse imposte. Il passato di Robin gli viene svelato dal vecchio duca di Nottingham (lo strepitoso Max von Sydow) e i discorsi di suo padre ripescati per strappare al re Giovanni Senza Terra una carta dei diritti dei cittadini.
Intanto re Filippo di Francia approfitta della situazione per attaccare “un paese devastato dalla guerra”, ma ad aspettarlo sulle spiagge inglesi ci saranno le truppe fedeli a Robin (tutte magicamente a cavallo), un re vanitoso, degli arcieri micidiali e ridicoli ragazzini mascherati. I francesi si ritirano e i traditori muoiono, Robin è la super star della vicenda. Sentendosi privato della popolarità che gli spettava, il rancoroso re Giovanni infrange la promessa fatta ai baroni inglesi e non concede la famigerata costituzione (forse la versione sui libri di storia è un po’ diversa).
Ridley Scott cerca di nuovo il gran botto, stesso protagonista, stesso motivetto ricorrente (qualche nota cambiata qua e la e via così) e stessa ricerca di ideali da colossal. Dalla sua parte ci sono l’originalità e la giusta riformulazione di una storia ormai trita e ritrita, l’impeccabile realizzazione del film e la professionalità del cast , che però non sempre è brillante. Russel crowe non deve corteggiare la sua bella Marian perché deve fingersi suo marito, ma nonostante questo il feeling tra la (in questo caso) fredda Cate Blanchett e l’eroe de “il Gladiatore” non scatta mai veramente,malgrado le dichiarazioni d’amore buttate al vento. Tutti conosciamo il talento di Russel, ma in questo film non sembra perfettamente nella parte,insomma, non è il gladiatore di qualche anno fa, non è come ce lo si aspetta. D’altra parte la Blanchett recita troppo la parte della donna dagli ideali di ferro e la grande forza di volontà ma finisce col sembrare un’improbabile amazzone estranea a tutto ciò che riguarda l’essere sexy e il provare dei sentimenti.Il rapporto tra lei e Robin sembra forzato, lui si trova nel posto giusto al momento giusto e lei irrompe durante la battaglia per poi farsi salvare dal suo adorato, rendendo ancora più pesante la cosa.
Un’altra componente che questa volta manca nella produzione di Scott è l’ideale principale della storia.Dopo aver visto il film allo spettatore rimane impressa una trama molto intricata, situazioni divertenti e conflitti vari, ma nulla che ricordi un’idea portante o una morale onnipresente. Scott ci prova, ma forse per non allungare ulteriormente una pellicola già pesante o per non complicare una trama già intensa, non ci riesce. L’osannato “ribellarsi e ribellarsi ancora finchè gli agnelli diverranno leoni” non quadra molto all’interno della storia, anzi, confonde un po’; infatti il re Giovanni non concende la costituzione e bandisce Robin dall’inghilterra,ma ribellioni non se ne vedono.
Insomma, Scott riesce a rendere l’insieme appetibile ma è schiavo degli stereotipi che rimandano l’arciere Robin al generale Massimo, e nonostante ce la metta tutta per stupire e cambiare riesce ad ottenere solo un buon film d’avventura. Sono tempi duri per il cinema di qualità.

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