Le note suonavano lente

di Naomi Cappiello
Le note suonavano lente e ritmate, le mani nel piano si muovevano sicure a tranquille. Tutto era addormentato e immobile, solo la luna attraversava i  grandi vetri e illuminava quella grande stanza, accarezzava le pareti piene di libri e illuminava il piano ma lasciava nell’ombra la figura che attraverso quelle note raccontava di se. La musica si disperdeva per quella grande casa nascosta da un fitto bosco.  Le note andavano salendo insieme ai sentimenti che racchiudeva. Quando ero piccola mia mamma mi cantava sempre quella canzone era una vecchia ninna nanna raccontava dell’amore che c’era stato tra il sole a la luna,in quegli anni la casa era sempre illuminata, nel cortile c’erano sempre qualche risata di bambini e giochi per terra in attesa di essere di nuovo usati, nel retro la padrona di casa coltivava un orto, e tutto intorno c’erano strade,case e negozi e tutti sorridevano , era un villaggio sperduto dal mondo e protetto dalla foresta ma a tutti piaceva così. Io guardavo il mondo dal basso e anche se ero piccola mi sembrava tutto meraviglioso, in ogni cosa vedevo la musica. Poi un giorno arrivò un forestiero gli piaceva guardarmi giocare poi imparare poi leggere e scrivere e poi suonare e passeggiare per i boschi lui però non invecchiò mai. Così come era arrivato un giorno se ne andò via portandomi con sè, viaggiammo per il mondo e mi insegnò a sentire la musica nelle persone e nelle cose, incontrai persone cieche che riuscivano a vedere e persone sorde che riuscivano a suonare. Vissi in una favola per molti anni protetta dal bosco del mio villaggio che mi seguiva sempre e mi proteggeva e ogni notte mi cantava la sua ninna nanna. Poi arrivò la guerra, anche lì c’era la musica ma non era bella , faceva tanto rumore,assordante e non smetteva mai,di notte mi veniva a svegliare dal letto, mi faceva urlare e avere incubi. Il forestiero partì per andar a far finire la guerra e con essa la musica così da farmi dormire tranquilla, non lo rividi per cinque anni, una notte venni presa e portata da un uomo in carcere, il mio bosco non cantava più la sua ninna nanna ,aveva smesso di proteggermi , la musica del carcere era bassa e dolorosa, le pareti cantavano storie su storie tutte senza lieto fine, gli altri prigionieri piangevano, altri pregavano era una melodia che si ripeteva sempre e sempre e per la prima volta in tutta la mia vita volevo che la musica finisse, volevo silenzio.
Quando mi lasciarono andare scoprì che la mia casa non c’era più,erano passato tre anni da quando mi avevano presa, ne passarono  altri due prima che incominciassi di nuovo a suonare, il forestiero tornò e con lui anche la musica e la guerra finì. Decidemmo di ritornare alla foresta alla mia casa ma quando arrivai non c’era più nulla solo case annerite che cadevano a pezzi e un lungo cimitero piene di croci senza nomi e volti che gridavano aiuto. Solo la grande casa era rimasta in piedi , mentre guardavo quella landa desolata mi resi conto che io non avevo mai sentito la fine della ninna nanna mi addormentavo sempre prima, mentre suonavo quelle note sul piano ricostruivo la mia vita attorno a quella canzone e scrivevo la mia fine :”Così come si erano conosciuti lontani, il sole e la luna, ritornarono lontani, non perché non si amassero ma perché quello era il loro destino anche se ingiusto, il sole e la luna, ritornarono lontani, ma una volta al giorno si vedono e quel minuto basta per un intera vita, il sole e la luna, ritornarono lontani, ma quando il sole si oscura loro possono vedersi e cantare la loro canzone.” Poi tutto intorno a me si fece silenzio .

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