Vincenzo De Luca

di Eliana Vitolo

Oggi rispetto al passato molti giovani vivono la politica come qualcosa di lontano, di estraneo. Perchè secondo lei siamo arrivati a questa situazione e come potrebbe essere risolta?
La politica nel senso più nobile del termine dovrebbe riuscire a proporre due cose insieme: dei valori e delle soluzioni concrete per la vita della gente, per il lavoro della gente.
Si è chiusa una stagione della storia nel mondo e anche nel nostro Paese, che è stata segnata dalle grande ideologie, che hanno consentito forme di organizzazione di milioni di esseri umani e anche di mobilitazione di risorse di militanza.
Il crollo delle ideologie non ha lasciato dietro di sè sistemi di valori forti, per cui con le ideologie sono crollati anche tanti elementi di identità che tenevano insieme tante persone che hanno vissuto la politica anche con spirito militante.
La politica è diventata sempre di più un mercato, sempre di più transazione, sempre di più scambio relativo agli interessi… se continua a collocarsi su questo piano, la politica avrà un distacco sempre maggiore dalla gente. Dal punto di vista meridionale questo è un dato drammatico perchè questo determina forme vere e proprie di compravendita dei voti, nei casi estremi, mentre nei casi normali di subalternità della gente al potere.
Lo sforzo da fare è questo: cercare di tenere insieme i valori, le identità moderne e grande concretezza programmatica. A questo va aggiunto un dato di fondo: è cambiata fondamentalmente la vita dei giovani. Qualche decennio fa l’esperienza politica er ala principale forma di socializzazione, era l’unico modo che avevano tanti ragazzi di incontrare altri giovani;oggi obiettivamente le dimensioni di vita di un ragazzo sono mille, gli interessi sono mille e non passano per i canali della politica, che perde quella posizione quasi esclusiva che aveva tempo fa.
Nel dicembre scorso su La Repubblica è stata pubblicata la lettera di P. L. Celli, rettore dell’università Louiss, il quale esortava il proprio figlio a lasciare questo Paese per poter intraprendere una carriera. Riguardo questo tema scottante, la cosiddetta “fuga dei cervelli”, qual è la sua opinione? Come padre inviterebbe suo figlio a fare lo stesso?
Io ovviamente ritengo sia più giusto rimanere in Italia e combattere per questo Paese, ma dobbiamo ricordarci che c’è un punto limite, oltre il quale i giovani ragioneranno in relazione alle opportunità di vita che hanno o meno: se le forze di govenro e le classi dirigenti non apriranno il Paese e l’economia italiana alle opportunità di vita per i “cervelli”, per quanti si specializzano, per quanti intendono avere un riconoscimento del merito del sacrificio proprio, è chiaro che questo processo continua. Il freno all’emigrazione dei cervelli non ci sarà sulla base degli appelli volontaristici; ci può essere un legame di affetto con l’Italia ma se alla fine le opportunità di vita qui non ci sono la gente andrà da altre parti. Io come padre non inviterei mio figlio a scappare dall’Italia, anche perchè credo che ci siano ancora delle opportunità, ma mi rendo conto che esse diventano sempre più limitate per le forze sane e pulite. Da questo punto di vista c’è ancora una differenza radicale tra nord e sud, perchè al nord hai ancora una forte autonomia del mondo produttivo e dei ceti professionali rispetto alle istituzioni e al mondo politico, hai ancora un’opinione pubblica. In tante realtà meridionali essa non c’è, la libertà di opinione, di discussione non c’è: la logica clientelare diventa una logica di massa che tocca tutti gli ambienti sociali. Basti pensare alla questione dei rifiuti: fosse successa una cosa simile al nord avremmo avuto classi dirigenti travolte; qui tutto sommato la rete clientelare ha consentito perfino di superare queste vicende.
Parte della sua campagna elettorale è stata fatta sui social network, in particolare su Facebook. E’ un modo per avvicinarsi ai giovani? Crede che la piazza verrà sostituita dal virtuale?
Non credo affatto che essa possa essere rimpiazzata dai social network. Ovviamente, come ho detto prima, le forme di comunicazione e di socializzazione sono cambiate e oggi obiettivamente Internet è il più grande canale di comunicazione. Attraverso questo canale abbiamo voluto raggiungere strati della gente che latrimenti non sarebbero mai stati toccati da una campagna elettorale, da un programma politico, dalle elezioni. Il problema fondamentale è che ora come ora la campagna elettorale sui SN non consente un vero e proprio scambio nè un approfondimento dei temi principali di cui si dovrebbe discutere. Certo è che la politica deve adeguarsi ai cambiamenti che accadono se vuole continuare a essere vicina alla gente e non diventare estranea, come dicevamo prima, e utilizzare nuovi canali di comunicazione peò essere uno di questi cambiamenti da effettuare.
E’ impossibile non fare una domanda sull’ambiente al sindaco della città italiana con il più alto tasso di raccolta differenziata (72%). Perchè secondo lei il tema delle energie rinnovabili e del rispetto dell’ambiente è più vicino ai giovani piuttosto che alle classi dirigenti? E perchè questa mentalità non riesce ad attecchire sugli italiani?
Credo che fondamentalmente la causa di tutto questo sia il limite culturale delle classi dirigenti. In Italia le forze politiche sono di vecchio stampo, appartengono ad una fase della nostra storia in cui questi temi non erano ancora così discussi e pertanto è difficile che possano sentire  questi problemi come parte essenziale della politica moderna. C’e anche da aggiungere però che specialmente in Italia il quadro è caratterizzato dalla presenza di forze ambientaliste troppo ideologiche, come di fatto le politiche stesse dei vari governi. Ricordo che quando è esploso il problema dei rifiuti a Napoli, le parole dell’allora Presidente del Consiglio Prodi furono “rifiuti zero”. Nel capoluogo campano i cumuli di immondizia arrivavano al primo piano delle case e le parole d’ordine erano “rifiuti zero”. Invece di pensare a qualcosa di concreto, a come risolvere questa piaga della Campania non solo in casi di emergenza, ma a lungo temrine, venivano rilascaite affermazioni troppo ideologiche e astratte, tutto ma non concrete. Quindi penso che il problema fondamentale sia la distanza culturale delle forze politiche  ela sfiducia della gente in programmi poco pragmatici.
Nel nostro Paese un ruolo decisamente importante è rivestito dalla Chiesa cattolica. Crede che questa sia la causa delle difficoltà che spesso si riscontrano nei dibattiti, soprattutto bioetici, che invece in altri Paesi vengono affrontati e risolti serenamente?
La presenza di una gerarchia ecclesiastica pesante è nota a tutti, ma non credo che il clima sia così difficile. Avverto comunque una grossissima libertà di opinione esercitata da entrambe le parti e non penso che l’influenza della Chiesa sia tale da condizionare le scelte politiche.
Basti pensare agli anni delle grande conquiste nel campo della libertà della donna, copme l’aborto o il divorzio: all’epoca era presente la stessa pesante gerarchia, eppure la gente prese delle decisioni fortemente spostate a sinistra. C’è però da ricordare una cosa: le discussioni dei temi della vita, che non vanno affatto banalizzati in ogni caso, devono rispettare una chiara e serena distinzione di ruoli, che ha come base la laicità. Lo stato deve sempre rispondere ai cittadini in qianto tali, non in quanto portatori di una o di un’altra fede. Al tempo stesso non dobbiamo eccedere in estremi laicismi, in radicalismi illogici.

Chiudo il mio block notes, mi alzo e ringrazio il sindaco per l’opportunità che mi ha dato, per il tempo che mi ha dedicato. E mentre lo saluto mi chiede: “Che cosa studi?” Frequento il liceo classico”.  Con un sorriso sulle labbra mi cita a memoria un pezzo in metrica. “Anche voi studiate ancora gli autori a memoria, come quando andavo a scuola io?” Ehm… no direi di no.”, rispondo. “Eh, non studiate più come noi”. E con questa lieve critica mi congedo dal palazzo del Comune di Salerno, con un’esperienza da raccontare al nostro Joe.

Vincenzo De Luca si è candidato alla presidenza della regione Campania alle ultime elezioni regionali, che hanno però visto la vittoria del candidato del PdL Stefano Caldoro. De Luca è pertanto a capo dell’opposizione al consiglio regionale e continua la sua attività di sindaco di Salerno, al suo terzo mandato. Per saperne di più: http://www.vincenzodeluca.it

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