Il surf

di Filippo Ascolani

Velocissime corse sull’acqua. Emozionanti acrobazie fra le onde. Una tavola come migliore amica. Eccitanti capovolte, enormi salti e anche qualche capitombolo.
Ecco la vita di un surfista, che abbandona i noiosi panni quotidiani per darsi allo sballo e al divertimento senza freni.
Questo sport è molto popolare in paesi come l’Australia e l’America dove l’oceano assicura sempre una buona dose di divertimento. Soprattutto nel primo dove andare in giro con la tavola è normale.
Però anche sulle coste nostrane ci si può divertire; certo le onde forse non arriveranno ai quattro-cinque metri dell’oceano, ma comunque meglio che niente.
Se cerco la parola “surf” su Wikipedia ecco cosa salta fuori:
Il surf o surf da onda (in hawaiiano he’e nalu, “scivolare sulle onde”) è uno sport acquatico che consiste nel “cavalcare” le onde utilizzando una tavola da surf (o surfboard). La tecnica consiste nel planare lungo la parete dell’onda, restando in piedi sulla tavola. È possibile eseguire una serie di manovre a seconda della velocità e della forma della parete Il surf è inserito nel programma dei giochi mondiali, manifestazione che racchiude sport non inclusi tra i giochi olimpici. Nella pratica agonistica, come in tutti gli sport, è vietato l’utilizzo di sostanze dopanti.
Ma il surf non è questo, o meglio non solo; è qualcosa di passionale,di emozionante, non puó essere spiegato cosi´, con l’ etimologia e un apparente significato, il surf è sentimento, voglia d’ avventura e sprezzo del pericolo.
E sistono principalmente due modi per prendere un’onda con la tavola da surf. Il gesto atletico della partenza si chiama “take off”, proprio come la partenza di un aereo.
Sequenza di un take-off, tecnica principale tramite la quale si prende un’onda nel surf
In quello classico, il surfista nuota sdraiato con il ventre sulla tavola, perpendicolare all’onda in direzione della spiaggia; quando la tavola inizia a scivolare autonomamente il surfista si alza in piedi afferrando la tavola con entrambe le mani e tirandosi su con un unico movimento(take off).[7] Nelle onde grandi, specie se ripide, questa fase è molto delicata, in quanto un ritardo nella scelta dei tempi potrebbe causare la caduta dentro il ventre dell’onda. Incidenti di questo tipo possono portare a infortuni anche gravi, soprattutto se lo il mare è caratterizzato da bassi fondali corallini e onde che superano i 4 metri di altezza.
All’inizio i principianti, quando vedono le meraviglie effettuate dai surfisti esperti, sottovalutano le difficoltà, ma solo rimanere in piedi sulla tavola è un’impresa; dopotutto è un pezzo di plastica appoggiato su qualcosa in perpetuo e costante movimento come l’acqua.
Però, dopo aver imparato le nozioni base, ci si può scatenare e provare il divertimento allo stato puro: la pelle d’oca sul corpo, il rumore rombante del mare, l’impatto con le onde, tutto si sfascia durante un’acrobazia, e poi di nuovo, sulla tavola (più o meno) stabile, a cercare un’onda ancora più alta per trovare il proprio limite e poi superarlo.
Perché il surf è come la vita, emozionante e fatto di attimi meravigliosi.

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