I mondiali di pattinaggio

di Irene Fassio

La nostra affascinante città è sempre la sede di grandi eventi spettacolari: in questi giorni l’esposizione della Sindone, nel 2006 le Olimpiadi Invernali, nel 1871 l’Unità d’Italia… e naturalmente, dal 23 al 28 marzo scorso, i centesimi Campionati Mondiali di Pattinaggio sul Ghiaccio di Figura. Le regole per le gare di questa disciplina, ammirata dal mondo intero e praticata sin dai tempi dei vichinghi (forse loro non ballavano sui laghetti ghiacciati, ma di sicuro avevano i pattini), sono le seguenti.
Per i quattro tipi di specialità (singolo maschile e femminile, coppia e danza su ghiaccio) vengono disputate due diverse gare: la prima è a programma obbligatorio, in cui gli atleti si devono cimentare con un certo numero di trottole, salti e combinate stabiliti in precedenza, nell’ordine a loro gradito. Viene assegnato un punteggio ad ogni elemento eseguito dall’atleta, e questi sommati danno il punteggio dell’intera performance. Ne risulta una classifica parziale degli atleti: i primi 24 passano e devono quindi cimentarsi nella seconda gara, il programma libero, che non prevede elementi obbligatori, ma solo linee guida generali per realizzare una coreografia che abbia un alto valore tecnico e artistico.
Per il pattinaggio femminile, le vincitrici di questa edizione mondiale sono state la giapponese Mao Asada (oro), la coreana Yu-Na Kim (argento) e la finlandese Laura Lepistö (bronzo); per gli uomini, abbiamo Daisuke Takahashi dal Giappone, Patrick Chan dal Canada e infine Brian Joubert dalla Francia. Nel pattinaggio di coppia, l’oro è dei cinesi Qing Pang e Jian Tong (che sono saliti, perché a Vancouver avevano conquistato “solo” l’argento), l’argento è dei tedeschi Aliona Savchenko e Robin Szolkowy e il bronzo è per Yuko Kavaguti e Alexander Smirnov, i rappresentanti della Russia (la giapponese Yuko aveva rappresentato anche la sua terra natale e gli Stati Uniti in precedenti competizioni). E infine, ecco che si arriva a parlare della danza su ghiaccio, dove l’Italia, nelle persone di Federica Faiella e Massimo Scali, hanno conquistato il bronzo! Il meritatissimo oro è stato invece della coppia canadese Tessa Virtue e Scott Moir, mentre gli statunitensi Meryl Davis e Charlie White si sono aggiudicati l’argento.
Ci si chiederà: e Carolina Kostner, la promessa del pattinaggio nostrana? Come mai non risulta nelle classifiche finali? La risposta è una: non è stata all’altezza. È vero, è vero: noi non facciamo pattinaggio artistico, quindi non siamo in grado di valutare lo sforzo e il lavoro dietro un pezzo né tantomeno la sua esecuzione; se un atleta arriva a disputare competizioni a livello internazionale e mondiale non può essere pura raccomandazione, ci dev’essere per forza della bravura; però forse il talento della Kostner è stato sopravvalutato e le aspettative incoraggiate oltre le sue reali capacità: il pubblico italiano si aspetta cose che lei non è in grado di dimostrare.

Mao Asada

Daisuke Takahashi

Qing Pang & Jian Tong

Per questi mondiali aveva scelto un programma basic, privo di rischi, con il minor numero di elementi artistici possibili per ridurre le probabilità di sbagliare e cadere, ed è sembrata molto rigida per tutta la performance.

La grazia degli atleti che praticano il pattinaggio sul ghiaccio è effettivamente uno dei termini per la valutazione: l’esercizio dev’essere pulito, i pattini non devono provocare schegge né fare rumore sul ghiaccio, l’atleta dev’essere sempre in grado di trovare il proprio baricentro ed equilibro, perché le curve vengono descritte inclinandosi appena e con molta dolcezza sul filo della lama. È giusto e salutare che l’atleta sia un po’ nervoso, perché un goccio di sano nervosismo aiuta a dare il meglio di sé in ogni prova, tuttavia questo non deve trasparire nei suoi movimenti.
Per cui pensiamo sia venuto il momento di sfatare questo mito di Carolina Kostner e di concentrarci invece su altri campioni italiani, per esempio appunto Federica Faiella e Massimo Scali, che hanno portato a casa il bronzo. La loro vittoria è ancora più significativa se si pensa che dopo le Olimpiadi di Vancouver sono stati fermi per ben due settimane perché Federica stava male, e sono riusciti a provare il loro pezzo solo pochissime volte. Stavano per rinunciare a questi mondiali, ma con grande fermezza hanno deciso di no, e i loro sforzi sono stati premiati! I veri atleti non si vedono nella pubblicità che viene loro fatta o dalle pose che prendono, bensì dalla loro passione e dal quotidiano impegno che mettono nel praticare il loro sport.

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