Un artista

di Francesca Lendini
La gente aveva sempre fretta, persino in primavera quando il sole iniziava a farsi più caldo e i primi boccioli cominciavano a sbocciare. Quasi nessuno prestava attenzione ad un povero vecchio che disegnava a carboncino chiunque avesse voglia di posare per un ritratto. Per ora solo due passeri appollaiati su una panchina si lasciavano immortalare dalla mano esperta e veloce dell’artista; le sfumature, i colori, le ombre sembravano dare vita al   disegno: quasi come se gli animali dovessero staccarsi dal foglio e cercare rifugio sugli alberi vicini.
Ripensava a come era finito a lavorare in quella strada del parco, pensava che avrebbe trovato persone rilassate e volti sorridenti ma le gente aveva fretta anche quando si divertiva, tutti tranne i bambini: da quando era lì non aveva mai visto un ragazzino tranquillo a fianco della mamma. Ripensò alla sua giovinezza: aveva avuto molti sogni ed era stato innamorato solo due volte nella vita, la prima volta dell’arte e la seconda di una ragazza con i capelli neri e un bel sorriso chiamata Ruth. La guerra però aveva distrutto quasi tutto e a lui non era rimasto che una vecchia scatola di carboncini e le chiavi di un bugigattolo nei bassifondi londinesi.
Uno degli uccelli era volato via prima che fosse riuscito a finire la zampa, posò il carboncino in attesa di altri soggetti; nel frattempo si era avvicinato un bambino che aveva iniziato ad osservare il disegno.
“Non volano via?” chiese.
L’uomo sorrise: “No, vedi, sono intrappolati lì dentro. Ma non preoccuparti, dietro il foglio c’è un mondo perfetto fatto apposta per loro.”
Il bambino sorrise e corse via, poco dopo tornò trascinandosi dietro una signora di mezz’età rinchiusa in un enorme vestito; il bambino riprese a saltellare intorno al ritratto pregando la sua accompagnatrice di comprarglielo. Quest’ ultima disse con una smorfia: “Ma è orribile! Un passero non ha una zampa e poi è tutto nero e triste; vieni andiamo via questo qui deve essere anche malato.”. Il piccolo si fermò deluso e cominciò a d avviarsi dietro alla signora strascicando i piedi. Il vecchio lo richiamò indietro e, dopo aver strappato il foglio dal blocco, lo consegnò al bambino.
“Tieni è per te, ma non farlo vedere a tua madre.
“Quella non è la mia mamma.” Rispose il ragazzino, restando fermo qualche secondo pensieroso. Cacciò la mano in tasca e ne trasse due bottoni: uno verde e uno giallo; sorridendo glieli mise in mano, si girò e si mise a correre lungo il viale alberato.
Il vecchio si accomodò sulla sedia ridacchiando; dopotutto, pensò, era una bella giornata.

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