Morgan Freeman

di Viola Torre

Non mi intendo particolarmente di cinema. Anzi, non me ne intendo affatto. Amo guardare film, questo è certo, ma ho delle lacune decisamente considerevoli in quasi ogni genere cinematografico: non ho mai visto uno Star Wars, di Casablanca conosco solo l’ultima battuta, attrici come Greta Garbo mi sono totalmente sconosciute, guardo per lo più commedie non troppo profonde e mi entusiasmo per film che vengono dimenticati l’anno dopo l’uscita.
Nonostante la mia ignoranza in materia, ho comunque deciso di scrivere di cinema, suddividendo attori e attrici in tre categorie, per arrivare al soggetto di questo mese.
Dunque, la prima classe è formata da quelli o quelle che ci spingono a vedere i loro film soprattutto a causa della loro bellezza e/o bravura, o ancora per il piacevole mix di tutte e due (vedesi Johnny Depp, giusto per fare un nome a caso).
La seconda categoria è quella costituita da attori o attrici che ci impediscono di vederli in azione, per la bruttezza incredibile (ma è raro) o perché invece di recitare riproducono ogni volta lo stesso cliché (lo stupido, il volgare, il furbacchione). Il riferimento ovvio è ad attori come De Sica o Boldi, ma il cinema italiano ne conosce molti altri.
La terza è quella categoria di attori che magari non sono proprio i tuoi preferiti ma che sono così noti per la loro genialità e bravura al punto che guardare un loro film è sempre e comunque un piacere. Ed eccolo qui, il nostro eroe: Morgan Freeman, 72 anni, sorridente e vivace, conosciuto soprattutto per film come A spasso con Daisy del 1989, Le ali della libertà del 1994 e soprattutto Million dollar Baby del 2004, che gli procurò l’Oscar l’anno seguente, oltre che per ruoli marginali come Dio (suona un po’ un paradosso) in Una settimana da Dio e come detective in Seven, Under Suspicion  e in molti altri.
Attualmente lo troviamo nel ruolo di Nelson Mandela (la loro somiglianza è impressionante) in Invictus, diretto da Clint Eastwood. Secondo me questo è il suo miglior film, perché Freeman è riuscito a rendere un personaggio buonista, saggio e molto semplice come Mandela ancora credibile ed interessante perché imperfetto e fiducioso come il suo Paese, mentre molti altri attori avrebbero fallito nel compito, dandone un’immagine troppo melensa e fin un po’ ridicola.
Volevo riportarvi una parte di una sua intervista su “la Repubblica delle Donne” che ho trovato originale e spiritosa
Qual è la differenza fra un bambino ed un adulto? Che l’adulto è pieno di pregiudizi, il bambino ancora no.
Se la sua vita fosse un film lo dirigerebbe lei? Se no, chi? Solo il mio amico Clint potrebbe rendere la mia vita interessante al cinema.
Un suo sogno? Un presidente bianco del Sudafrica, che riesca a convincre il suo elettorato nero che è l’uomo giusto per arrivare a una vera eguaglianza nel paese.
Nelson Mandela per lei è..? Una figura leggendaria che mi ha voluto come amico e suo interprete. Il più saggio – e astuto – leader del movimento per i diritti umani.
E ancora, l’ultima domanda, alla quale solo Freeman poteva rispondere così.
In suo segreto? Imparare le battute a memoria e muoversi come e dove dice il regista. Insomma, recitare il meno possibile.

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