Il calcio italiano

di Filippo Acolani
E un altro campionato sta per terminare. L’Inter (cronicamente, ormai) è prima, il Milan, la Juve e le altre si spartiscono le posizioni per la Champions League, mentre nella parte destra della classifica si combatte per la retrocessione o la salvezza; ci sono state sorprese, matricole, big match, e abbiamo assistito a goleade, polemiche e silenzi stampa. Ma è solo questo il calcio italiano? Tutti abbiamo assistito a bocca aperta ai magnifici goal di Marco Borriello, o ai dribbling funambolici della “Pulce”, l’argentino Leo Messi, ma quanti si sono sbalorditi davanti alle reti di Pinillà, il semisconosciuto bomber del Grosseto, nonché capocannoniere della serie B, o a quelle dell’ esperto attaccante marchigiano Davide Possanzini, numero 18 del Brescia ?.
Spesso i campionati minori sono molto più emozionanti della serie A, forse meno blasonati, ma di sicuro più divertenti; senza contare che sovente sono vivai per futuri campioni: chi l’avrebbe detto che la prima squadra di Fabio Grosso è stata la Renato Curi, del campionato dilettantistico, e quella di un certo Alessandro Del Piero, il Padova?!.
Forse solo la curva alessandrina esulta per i goal di Artico, o lo ha fatto per quelli di “Ciccio” Marescalco, o per le parate del mandrogno Cagnina, ma non per questo farlo è meno affascinante. In Italia ci sono migliaia di campioni “casalinghi” che meriterebbero un applauso, anche solo perché giocano col cuore. Ecco, questo è il problema di fondo del calcio nostrano: ormai in serie A si gioca per soldi, non più per divertirsi o divertire.
Nella prima metà del novecento il calcio (appena nato) era un gioco, una distrazione dagli impegni quotidiani, le partite erano frizzanti e ricche di goal, i calciatori erano pagati meno di un operaio e per loro lo sport non era solo competizione, ma, anche nelle serie maggiori, un divertimento e un modo per riunirsi e incontrare nuove persone. Ora i calciatori devono vincere, devono!, se no è una tragedia, una catastrofe di proporzioni inimmaginabili, un vero e proprio disastro. Questo vale anche per i tifosi, che dopo una vittoria sembrano dei miracolati e dopo una sconfitta dei condannati a morte; ormai si sono persi i valori dello sport e prevalgono quelli della competizione; ci sono tifosi ( come il sottoscritto ) che, dopo un’importante partita andata male, sono capaci di tenere il broncio per un tempo indeterminato. Non solo, ma molti ricorrono ai fatti per sfogare la propria derisione, scaricandola magari sui tifosi avversari, “colpevoli” di aver vinto.
Non è più bello vedere la partita con degli amici?. Magari denigrando gli avversari (quello ci sta ancora ), esultando se si segna, sorridendo se si subisce, e se si vince bene, se no amen, sarà per la prossima volta.
Insomma, tifosi, calciatori e chi più ne ha più ne metta, smettete di vivere il calcio come una battaglia, ma divertitevi, e non pensate ad altro, e voi telespettatori, invece di rimanere incollati allo schermo a vedere una noiosissima, ma (almeno in teoria) importante partita di serie A, scollatevi dalla poltrona, e godetevi lo sport dal vivo.
Ora vi lascio, c’è un succulento Alessandria vs Novara che mi aspetta…

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