Fiducia: ingenuità o virtù?

di Martha Masoero

I residenti della città di Moorpark in California votarono cinque anni fa a favore di una proposta che prevedeva che una parte delle loro tasse di proprieà andassero alle scuole locali per l’acquisto di nuove lavagne elettroniche e computer. Si tratta di macchinari da oltre $1000, molti professori ancora non li hanno ricevuti e tra coloro che li hanno già nelle proprie aule molti non sono in grado di usarli al massimo del loro potenziale. Queste lavagne, se sfruttate, possono effettivamente introdurre incredibili novità alle lezioni. I professori possono mostrare immagini da internet, power point, immagini stampate o da libri e al contempo scrivere sulle fonti per sottolineare o aggiungere appunti nel corso delle spiegazioni.
Senza arrivare a spendere cifre esorbitanti ci sono alcuni accorgimenti che potrebbero essere accettati anche dalle scuole italiane. E’ arrivato il momento di non vedere la tecnologia come un mostro che porterà il vero studio alla rovina, ma come un mezzo che può portare la ricerca e le attività scolastiche a un altro livello. La tecnologia semplifica le nostre vite, ma non per questo deve essere vista come causa di pigrizia e superficialità.
Ad esempio il sito di una scuola dovrebbe essere aggiornato regolarmente diventando così un vero strumento per gli studenti. Qui ogni insegnante ha la propria pagina all’interno del sito su cui si possono trovare i compiti assegnati e il riassunto delle spiegazioni del giorno precedente, il che è un dono dal cielo quando si è stati assenti o semplicemente quando l’argomento trattato non è del tutto chiaro. Si potrebbe dire che così l’insegnante svolge il lavoro degli studenti fornendo loro gli appunti già schematizzati e in parte è vero, ma al contempo fornisce una base su cui ogni studente può costruire e aggiungere in base ai propri interessi.
E’ una differenza abissale in stile e metodo di insegnamento, i nostri professori italiani non accetterebbero mai un tema scritto a casa sullo stesso piano di uno composto in classe e forse sono realisti. Tuttavia forse potrebbero imparare dagli insegnanti americani, che sì sono tanto ingenui dal lasciare che gli studenti portino le verifiche a casa per completarle, ma che al contempo permettono ai ragazzi di accettare la responsabilità delle proprie azioni e di decidere individualmente come vogliono affrontare la propria carriera scolastica.
Anche io ero sorpresa inizialmente quando la mia professoressa di inglese mi diede il compito della mia vicina di banco da correggere, pensai che se fossi stata in Italia nessuno avrebbe trovato errori nelle verifiche dei compagni, ma col tempo ho capito.
I ragazzi californiani non sono dei santi, ma sono cresciuti portando a casa le verifiche e correggendo i compiti in classe dei propri amici e a loro non sembra strano. I professori si fidano di loro, forse sbagliano, ma si trovano di fronte a degli studenti che, per la maggior parte, capiscono perchè studiare e meritarsi i propri voti  può essere meglio che copiare e ritrovarsi con una media che non rispecchia la propria preparazione.
Dai banchi italiani ci sembrano ingenui persino stupidi, ma in fondo anche noi sappiamo che c’è una differenza tra lo studente che copia e prende 8 e quello che studia e si ritrova con lo stesso voto. Soprattutto i ragazzi che si meritano i propri voti sanno quanto possa essere difficile ripetersi che in realtà  c’è un motivo per cui debbano continuare a studiare quando il vicino di banco che copia ottiene gli stessi risultati.
Nel sistema americano tutti capiscono l’importanza dello studio onesto, è poi una scelta dell’individuo se impegnarsi o meno.
Abbiamo bisogno di una lavagna da 1000 euro in ogni aula?  Di un computer per ogni insegnante e studente della scuola? No, ma questo non significa che dobbiamo temere la tecnologia come un male diabolico e credere che tutti bareranno nella vita. Fidarci degli altri potrebbe sembrare ingenuo e persino stupido, ma potrebbe anche cambiarci in meglio.

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