Chi scrive le regole è obbligato a rispettarle?

di Tommaso Pirfo
La democrazia si inchina, issa bandiera bianca, piegata dall’ uso sempre più utilitaristico del potere da parte di chi non si pone scrupoli nel raggiungimento del proprio obbiettivo.
Dopo la settimana di fuoco in cui si è tanto discusso del destino della lista Pdl del Lazio il decreto “interpretazione” del governo giunge inaspettato per chiunque e scatena il putiferio. Chiesto a gran voce dai politici di parte berlusconiana e dal Premier stesso il decreto dà l’opportunità, Tar permettendo, di rimediare al disastro combinato dal partito del centrodestra candidato per il Lazio. Il ritardo con cui sono state consegnate le liste elettorali ha infatti provocato l’esclusione di queste dalle elezioni regionali che si terranno il 28 e il 29 marzo: la colpa sarebbe stata del politico Alfredo Milioni, l’uomo che doveva consegnare le liste del Pdl per Roma e provincia, giunto in ritardo perché  era andato a mangiarsi un panino o più verosimilmente perché voleva depennare o sostituire all’ultimo un nome sgradito dalla lista.
Mai prima d’ora il Presidente della Repubblica Napolitano, che va ricordato essere un’entità superpartes, aveva osato metter mano alla legge per rimediare a un grossolano errore che rischierebbe di impedire, e forse impedirà, che i cittadini possano votare la lista Pdl del Lazio. L”interpretazione” mira a ripristinare il regolare svolgersi delle elezioni, ma se da un lato concede alla lista Pdl di partecipare e quindi consente una scelta più ampia per chi voterà, dall’altro è una sovversione di  regole che devono essere rispettate. “La legge è uguale per tutti” è la scritta che appare perentoria in ogni tribunale: nonostante tutto chi governa e è il primo a infischiarsene e qualora qualcosa intralci i propri piani aggirare la legge diventa la soluzione migliore. È poi inutile che sul telegiornale delle otto Berlusconi appaia coll’immancabile sorriso dicendo che tutto si risolverà, che in fondo è sempre colpa dei comunisti, che lui confida negli italiani onesti e pensa che tutti gli altri siano solo villani. Ciò che gli atteggiamenti di questi politici insegnano è che tanto un modo per rimediare e risultare vincenti lo si troverà sempre, facendo così  del loro motto la frase di Machiavelli (qui male interpretata evidentemente) “il fine giustifica i mezzi”. E sì, perché il mezzo non porta a salvare il paese da una minaccia imminente, il fine non è garantire prosperità economica al Paese, bensì accaparrarsi il Lazio e dimostrare la propria immancabile forza politica e mediatica.
Ciò che mi sono chiesto è fino a che punto è lecito spingersi in una situazione come questa, non ho dubbi nel ritenere che sotto le pressioni dei politici di “corte” il Presidente abbia preferito dare un’opportunità a un partito che, avendo presentato le liste in ritardo, non ha alcun diritto di partecipare alle prossime elezioni. Cosa dovrebbero dire allora gli immigrati il cui permesso di soggiorno scade dopo sei mesi e non possono aver alcun prolungamento? Eppure la legge emanata da questo governo è molto chiara: per chi non è regolare tolleranza zero, espatrio o Cpt (centro di permanenza temporanea), nessuna interpretazione in alcun caso. Per non fare gli esempi più banali di chi riceve multe per il centesimo di velocità in eccesso e per sua sfortuna non esiste nessuno che possa interpretare sul momento il suo sbaglio.
È probabile che il Presidente della Repubblica, indipendentemente dalle richieste provenienti dal Governo, abbia voluto accordare il decreto per permettere ai cittadini la più ampia scelta elettorale ,il “dl” quindi potrebbe a ragione non essere del tutto contestabile. Tuttavia intaccare la credibilità delle leggi e la loro integrità si è rivelato un attacco pesante alla democrazia, troppo evidente per non destare la generale preoccupazione che il potere (demos e kratos) che dovrebbe partire dal basso sia per avidità rimasto ai piani alti e non voglia più essere rappresentativo della gente comune.

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