Breaking news alla ricerca dell’informazione

E’ successo un anno fa. Scossa in Abruzzo. X vittime. Non ne sento parlare da mesi.
E’ successo un mese fa.  Scossa ad Haiti. X vittime. Non ne sento parlare da settimane.
E’ successo due settimane fa. Scossa in Cile. Non ne sento parlare da giorni.
L’informazione c’è finché conviene, finché la gente non si annoia sentendo parlare di vittime e superstiti. Così mi ritrovo informatissima sui primi risvolti post-strage, quando la notizia è  una “breaking news”, letteralmente notizia dirompente, che spezza la nostra vita quotidiana attirando lettori e telespettatori.
Su quel che succede oggi all’Aquila, a Port-au-Prince, a Conception, però, so poco o nulla.
I media hanno chiuso la vicenda Abruzzo (già durata a lungo rispetto ad altri terremoti) come una favola a lieto fine: gli abruzzesi hanno un tetto sopra alla testa e (presto) riaprirà il centro storico. Fine delle notizie ma non fine dei problemi, come dimostrano le ultime proteste.
Terremoto ad Haiti: qui la vicenda con l’informazione è  diversa poiché questa storia non ha un lieto fine nemmeno nei telegiornali. Secondo gli ultimi aggiornamenti i terremotati haitiani vivono nelle baracche e i media non pubblicizzano nessun arrivo di abitazioni. Ma non ce ne preoccupiamo più molto, forse perché nella nostra mente gli haitiani hanno sempre vissuto in baracche, prima e dopo terremoti o uragani. E noi l’aiuto da un euro l’abbiamo mandato, coscienza  a posto. Fine di inserti pubblicitari per la beneficenza ad Haiti, ma non fine del disagio fisico e morale.
Le notizie su Haiti sono state facilmente sovrastate dalle notizie sul terremoto in Cile; un paio di giorni di interesse dell’opinione pubblica hanno portato a dichiarazioni di autori (Allende e Sepulveda) e politici e poi… Poi basta. Fine delle notizie ma non fine dei fatti.
Questo fa riflettere: l’informazione dovrebbe esistere finché vi sono fatti da riportare e commentare e i fatti dovrebbero essere seguiti da un’informazione chiara e costante non influenzata da interessi economici. Infatti le notizie vengono scartate se si ritiene che possano essere di poco interesse per il pubblico, quello che fa share in televisione e compra giornali.
Così l’informazione che riceviamo non è  sempre un’informazione scelta per rilevanza nel mondo ma per l’interesse dell’italiano medio.
Allora mi chiedo: “ Perché per informarmi su quel che accade in Italia, nel mondo apro un giornale e prendo gli articoli di prima pagina come articoli sui fatti più importanti del momento?”  Ma soprattutto “ Come faccio ad assicurarmi di non trascurare una parte importanti dei  fatti internazionali?”.
Mi affido ad internet.
Inizia la ricerca di informazioni.  Digito su google: “situazione terremoto Abruzzo”. Trovo articoli e commenti che si riferiscono a fatti avvenuti mesi fa. Inutile. Allora mi affido all’ultima possibilità: fare una domanda a Google. Digito “Cosa succede oggi in Abruzzo?”. Seguo un link che mi porta ad un altro link che mi porta sulla pagina di un piccolo giornale dell’Abruzzo. In fondo alla pagina una noticina: “L’AQUILA. Nuova notte di paura a L’Aquila. Una scossa di terremoto, di magnitudo 2.7, è stata registrata alle 00.56 di ieri nell’aquilano.11/03/2010 10.23” Scorro la pagina, seguo un altro link e trovo un breve articolo sulle ultima notizie dall’Abruzzo. Poi vado nella sezione “Terremoto”. Le proteste sono molto numerose e apprendo fatti di cui non avevo mai sentito parlare. Il 28 Maggio ci sarà il processo preliminare sulla Casa dello Studente; la protesta delle “carriole” (protesta contro la lunga durata dei lavori di riapertura del centro storico) continua ma la zona che sarà occupata è pericolosa. Leggendo altri titoli recenti, capisco che i problemi non si sono affatto risolti con la fine dell’interesse pubblico e quindi dell’informazione di massa ma, anzi, i disagi sono ancora molti e gravi.
Bene, qualcosa ho trovato, ma con un processo difficile, che non avrei mai seguito per informarmi sugli avvenimenti in Italia e nel mondo normalmente.
Ho provato con Haiti e con il Cile. Il processo è di nuovo difficile e ho dovuto cercare in lingua inglese per trovare dei risultati sufficienti.
L’informazione è, per me, un concetto semplice: accade un fatto e questo viene descritto per informare la popolazione. Ma questo concetto così banale è stato stravolto da un società basata sul profitto che non ammette una riflessione duratura sui fatti e,quindi, un’informazione completa.

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