Tanto, ormai…

di Giulia Trivero
Che senso ha manifestare ancora? Questa è la risposta rassegnata, che mi viene data negli ultimi giorni quando propongo, chiedo, rifletto su cosa fare per fermare la Riforma Gelmini, una riforma che, a mio parere, è un biglietto di sola andata per un ulteriore peggioramento del nostro Paese.
La Riforma ormai è passata, che possiamo fare? Mi hanno detto quelli che fino a poco tempo fa ci credevano quanto o più di me. E non una, non due persone, ma tantissime, troppe, si sono limitate ad accennare l’espressione rassegnata di chi ha perso una battaglia e si ritira a testa bassa. Non ho saputo dare una risposta, ai primi “tanto ormai”. Mi scatenavano un sentimento di rabbia e impotenza, di sgomento e nervosismo. Però ora ho la risposta e sento il bisogno di scriverla.
Manifestare. Che cosa? Il proprio dissenso. E le proprie idee, la propria voglia di cambiare, il proprio desiderio di far parte del Paese in cui viviamo. In un’epoca in cui i giovani non sono che target pubblicitari, meritevoli di considerazione da parte dei media soltanto se bulli, drogati, asini, per me manifestare è urlare fino a non aver più voce che CI SONO ANCH’IO. CI SIAMO ANCHE NOI. Noi che saremo gli insegnanti di domani, gli operai, gli avvocati, i politici. Manifestare è per me dire che non voglio più essere una marionetta con la quale i “grandi” giocano per “migliorare la situazione”, che voglio istruirmi e voglio vivere in una collettività formata da persone istruite, capaci di esercitare una sviluppata coscienza critica. Persone che non si bevano ad occhi chiusi tutto quello che viene detto loro, che sappiano giudicare, distinguere ciò che è genuino da ciò che è fasullo, meschino, e spesso abilmente mascherato. La Scuola ci insegna ad essere persone, inteso cartesianamente come cose pensanti. Una cosa che ho imparato è che la dignità dell’uomo sta nell’essere come Singolo in una Collettività. Singolo che come tale ha idee proprie, ponderate, chiare. E la
scuola deve offrire al singolo gli strumenti per formarsi tali idee, il più possibile libere. La Collettività, termine che sta perdendo di significato, consiste poi nell’essere come gruppo, come volontà comune per un bene comune. Il bene che io voglio è solo il libero sapere per tutti. Desidererei che tutti insieme lo volessimo, e che continuassimo ad affermarlo facendo sentire, anche solo a noi stessi, fino a che non ci ascolteranno, che VOGLIAMO ESSERE PADRONI DELLE NOSTRE VITE.

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