Avatar

di Filippo Ascolani
Avatar. Uno tra i più spettacolari film di guerra dalla nascita del cinema. Il regista ha lavorato per dieci anni e con un budget di trecento milioni di euro; il risultato è stato a dir poco eclatante: fantastici effetti speciali, una grandiosa animazione al computer, e lo spettatore, in particolare nella versione 3D, è coinvolto in prima persona nelle azioni dei Na’vi (creature turchine, alte e forti due volte un uomo) nel loro mondo di Pandora.
Può piacere per la contrapposizione fra gli uomini ed esseri inventati, o per gli effetti speciali,  o semplicemente perché si combatte dall’inizio alla fine, fatto sta che nessuno ne è rimasto deluso e che sempre più persone nel mondo vanno al cinema per vedere il film, ormai campione d’incassi.

Ma è solo uno sparatutto come un’Iliade del XXI secolo, o dietro la storia si possono cogliere temi di riflessione non scontati?

Io penso di sì. Innanzitutto si può notare una caratteristica tipica dell’essere umano (o almeno di alcuni), che pensa sempre di essere la creatura più evoluta dell’universo, e che tratta le altre forme di vita con disprezzo, spesso sfruttandole o uccidendole, senza pensare che sono creature con una mente ed un cuore: cosa prova un levriero programmato fin dalla nascita per entrare nel mondo delle corse e che viene poi ucciso quando diventa inutile per quello scopo?

Ci potremmo essere noi al loro posto se un’altra specie animale avesse prevalso, potremmo essere noi l’animaletto da compagnia, comprato per il compleanno del figlio, per farlo divertire. Saremmo contenti? Io no di certo.

L’uomo ha caratteristiche e qualità che giustamente gli valgono la preminenza sulla terra e chiacchiere varie, ma è possibile chiamare civiltà quella nella quale si abbandonano i cani, o chi per loro, in autostrada e che ha un giro di scommesse sui combattimenti tra galli o per le corse di vari animali (o accetta che altri esseri umani vivano come gli extracomunitari a Rosarno e in tanti altri luoghi d’Italia)? Forse Darwin aveva ragione, nel mondo esiste ancora la legge del più forte e l’uomo ne sta facendo la parte.

Lo stesso discorso può essere fatto per le piante: nel film, come nella realtà, vengono commessi un gran numero di catastrofici ecocidi; interi ettari di foreste  vengono cancellati in un attimo, insieme alle specie animali che lì vivevano. Inoltre al loro posto vengono costruiti dispendiose e inquinanti fabbriche, o outlet, o centri commerciali, per soddisfare l’inestinguibile consumismo proprio dell’essere umano occidentale contemporaneo.

L’uomo si espande sempre più, a danno degli esseri animali e vegetali che nessun male commettono, tranne quello di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato. Nel film gli uomini vogliono Pandora per arricchirsi, pronti a tutto pur di raggiungere il proprio obiettivo.

Il momento più interessante dal punto di vista dei contenuti è la fine, quando il protagonista decide di rimanere fra i Na’ vi e capisce che l’uomo è nulla in confronto al resto dell’universo.

Insomma chi non è andato a vederlo ci vada, e se vuole può pensare a ciò che ho scritto, oppure può goderselo come film spettacolare quale è.

1 Commento

Archiviato in Filippo Ascolani, Recensioni

Una risposta a “Avatar

  1. Pandora?
    Na’vi
    perchè non India, Dongira Kondh?

    suggerisco questo
    http://senzacredercitroppo.wordpress.com/2010/02/18/vi-siete-commossi-per-avatar-nella-miglior-delle-ipotesi-siete-degli-ipocriti/

    o, se volete saltare il mio prescindibile prologo, un altro “Avatar”, che però sembra suscitare meno interesse e commozione …forse perchè nella “sceneggiatura” non siamo ipotetici invasori di altrui pianeti, ma i quotidiani criminali imbecilli che distruggono il proprio e si ammazzandosi tra loro, quelli che van a guardare Avatar lasciando il SUV parcheggiato in doppia fila e che difficilmente trovano mostruoso che si ammazzino esseri umani per procurarsi le risorse che servono a mantenerlo

    LA MONTAGNA SCACRA http://www.survival.it/film/mine

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