Haiti

di Filippo Ascolani

Haiti. Un terrificante terremoto. Una catastrofe naturale di proporzioni inimmaginabili. Oltre duecentomila morti. Uno stato da riformare. Un paese da ricostruire.
Tutti noi abbiamo assistito alle terribili immagini della tragedia, ai telegiornali o abbiamo letto gli articoli sui quotidiani e siamo rimasti giustamente sconvolti. Ma, secondo dati dell’Unicef, prima del terremoto, un bambino su cinque non arrivava ai cinque anni; allora, perché la situazione del paese è emersa solo adesso? Perché prima non se ne parlava o quasi?

La verità è che gli uomini hanno bisogno di qualcosa di eclatante per rendersi conto. Molte vite potevano essere risparmiate e la situazione sarebbe meno disperata se si fosse intervenuti prima; Haiti, dal punto di vista economico, è tra le nazioni più povere del mondo, ha avuto una storia politica travagliata, satura di conflitti e colpi di stato, possibile che non si sia riusciti a cambiare la situazione? Possibile che siamo dovuti arrivare a questo punto? Periodicamente avvengono nel mondo grandi catastrofi naturali, una delle ultime risale all’inverno del 2004, lo tsunami scatenatosi in alcune zone dell’Asia, e ogni volta il paese colpito non riesce a riprendersi, diventando sempre più povero in una specie di circolo vizioso che non avrà mai fine se non si interviene in maniera seria ed umana; le persone sono rimaste senza casa, senza una dignità, molti loro familiari sono morti e le condizioni igieniche e psicologiche sono disastrose. I contributi economici sono utili, non c’è dubbio, ma quello che serve veramente è l’umanità: un uomo può essere sopravvissuto a quell’inferno, può aver ricevuto degli aiuti, ma il suo mondo è stato stravolto, la sua vita distrutta, deve ricominciare da zero, la sua esistenza precedente è stata annientata. Forse ha perso dei parenti, o qualcuno che conosceva, e non saranno certo dei soldi a consolarlo; quando a ogni angolo della strada vedi cadaveri di persone conosciute, il denaro vale molto meno delle macerie che ti circondano.
La vera cosa di cui hanno bisogno è sentirsi veramente aiutati; vedere persone di altre nazionalità, come loro, magari con lo stesso mestiere, spalare per terra in cerca di qualcuno ancora vivo, non li rende certo felici, ma almeno dà loro la speranza che il mondo esterno è con loro, che non li ha abbandonati.
È facile mandar soldi, o dire tante parole, in una sorta di orrendo pietismo, penso che qualsiasi uomo o donna che voglia farsi chiamare con questo nome, avrebbe dovuto, quel 12 Febbraio 2010, mollare tutto, non pensare più a nulla, e partire, per aiutare chi si è scontrato con qualcosa più forte di lui, più forte di tutti noi; lì avrebbe dovuto spalare, costruire, trasportare o soltanto consolare, pur di portare un minimo di serenità.
Io non mi considero una persona giusta, anche se fossi stato meno giovane non avrei avuto il coraggio e la forza di volontà per partire verso un posto dove si è persa la dignità, dove l’uomo può solo sopravvivere.
È questo l’aspetto fondamentale, l’uomo deve vivere non sopravvivere.

(ndr)

Ecco di seguito alcuni degli aiuti in denaro inviati ad Haiti
1) USA 100 mln dollari.
2) CANADA 100 mln.
3) BANCA MONDIALE 100 mln.
4) FONDO MONETARIO 100 mln.
5) CROCE ROSSA INTERNAZIONALE 10 mln.
6) BRASILE 10 mln.
7) GB 9 mln.
8) AUSTRALIA 5 mln.
9) GIAPPONE 5 mln.
10) UE 4,37 mln.
11) SPAGNA 4,37 mln.
12) OLANDA 2,91 mln.
13) GERMANIA 2,17 mln.
14) SVIZZERA 1,9 mln.
15) DANIMARCA 1,9 mln.
16) FINLANDIA 1,8 mln.
17) ITALIA 1,46 mln.
18) CINA 1 mln.
19) SVEZIA 850.000 dlr
20) BELGIO 650.000 dlr.

Fonte http://www.ilmessaggero.it

2 commenti

Archiviato in Attualità, Filippo Ascolani

2 risposte a “Haiti

  1. quasi 7 miliardi di persone tutte ad haiti ad aiutare?
    ma anche no direi
    che magari se il popolo haitiano potesse essere il solo a decidere del suo paese meglio sarebbe!
    van benone gli aiuti economici …è che si dovrebbe lasciar a loro decidere come usarli, invece di invaderli per l’ennesima volta ed imporre sempre e solo gli stessi modelli e lo stesso sfruttamento …

  2. Giulia

    Sembra brutto da dire, ma questo articolo è davvero MOLTO simile al buongiorno scritto su LA STAMPA da Gramellini. Non fraintendermi, sono parole molto belle e soprattutto stimolanti verso una diversaapertura mentale, ma forse sarebbe meglio se fossero anche parole del tutto autentiche.

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