All in

di Filippo Ascolani

Sguardo cattivo oppure occhiali scuri. Bandana in testa oppure felpa con il cappuccio alzato. Lucide camicie di seta e jeans… Potrebbero sembrare lottatori di wrestling nella loro giornata libera. Invece sono giocatori di Texas Hold’ em (letteralmente tienile, ossia non buttare via le carte), la versione made in Usa del poker che ha contagiato l’ Italia. Un fenomeno di costume con tanto di appuntamenti fissi, precisi codici di abbigliamento. E con un giro di affari da capogiro.
Si gioca con 52 carte francesi; ogni giocatore riceve due carte coperte e al centro del tavolo vengono poste cinque carte comuni, che il mazziere scopre durante le varie fasi del gioco. Queste sono utilizzate in abbinamento con le proprie due per ottenere la migliore combinazione. I giocatori effettuano una serie di scommesse e rilanci per aggiudicarsi il piatto, che si può ottenere con la migliore combinazione o con una puntata che nessun avversario è disposto ad accettare. Esce dal torneo chi perde tutte le chips che gli erano state messe a disposizione con la quota di iscrizione.
Abiti sui generis, più carte scoperte, maggiori possibilità di bluffare e grande velocità nei testa a testa. Non c’è dubbio che il poker giocato in questo modo è molto più spettacolare. E poi c’è lo scontro psicologico: alcuni campioni come Mike Matuson soprannominato The Mouth (la bocca), hanno lanciato la moda del trash talking, ovvero l’insulto gratuito all’ avversario come azione di disturbo, un effetto scenico che ricorda il ring del wrestling trasportato sul tavolo verde.
Mentre le imprese italiane si dicono attanagliate dalla crisi, il businnes del poker ondine spariglia le carte del mercato. I numeri parlano chiaro. Il primo torneo con licenza di Monopoli di Stato si è svolto il 2 settembre 2009. La stima per il 2009 era di raccogliere 400 milioni di euro. A tre mesi dalla fine dell’anno, invece, si è raggiunto un volume di 1, 64 miliardi! Credere alle previsioni è facile, perché il poker online è un seme caduto nel terreno più fertile dell’economia su internet. La media mensile d’incasso nei primi sette mesi di quest’anno è stata di 143 milioni di euro con picchi di 200. E la crescita non conosce soste. Nel solo mese di agosto, quando il traffico diminuisce in tutti i siti, le giocate hanno comunque totalizzato 174, 2 milioni di euro.
La moda è dilagante e investe anche il look; alcuni accorgimenti che inizialmente erano usati per non far trapelare l’emozione durante le partite, come gli occhiali scuri per nascondere gli occhi o la felpa con il cappuccio per non mostrare le orecchie che diventano rosse. Ora questi dettagli sono diventati status symbol. Non è raro vedere ai tavoli da gioco impiegati o manager che, tolta la grisaglia quotidiana, indossano abiti da rapper o ricordano Mickey Rourke nel film The Wrestler.
La stragrande maggioranza di quanti giocano a Texas in Italia lo fa per puro svago, come se andasse in palestra. Non necessariamente con l’obiettivo di inseguire il colpo di fortuna che ti cambierà la vita. Ma a qualcuno è successo. Addetto alle vendite di un supermercato, Max Pescatori ha una vera folgorazione a 21 anni, quando scopre il Texas Hold’ em. Torna a casa, vende la sua automobile, ritira la liquidazione e parte per Las Vegas deciso a diventare un campione. Dopo 15 anni di gioco, il totale delle sue vincite ammonta a circa 1,6 milioni di dollari.
Il poker, quindi, ne esce come un mix di gioco sportivo e filosofia di vita, dove la statistica conta quanto il sangue freddo e i risultati si misurano sul lungo periodo.
Perché il poker è come la vita: bisogna saper cogliere il momento giusto.

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